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La formazione, questa sconosciuta

Gli ultimi dati dell'Istat inchiodano l'Italia al ventunesimo posto nella classifica dei 27 Paesi dell'Unione Europea. Il tutto mentre le imprese hanno bisogno di personale sempre più specializzato

Mentre le aziende hanno bisogno di personale sempre più specializzato (di mismath ne abbiamo parlato qui), quello della formazione rimane un vero nodo irrisolto nel mondo del lavoro italiano. Secondo l’Istat, il 31% (contro il 20,2% della media europea) dei giovani tra i 18 e 24 anni semplicemente la ignora. E se si allarga lo sguardo alla situazione generale, il tasso di partecipazione italiano è di ben 11 punti sotto la media europea: siamo ventunesimi nella classifica dei 27 Paesi della Ue, ben lontano dal 47% fissato tra gli obiettivi del Consiglio europeo per il 2025.

Andando poi nello specifico: solo poco più di un terzo degli italiani d’età compresa tra 25 e 64 anni ha partecipato ad attività di istruzione e formazione: il 35,7% per l’esattezza.

Dall’istituto di statistica, poi, si evince anche che, tra i giovani della fascia 18-21 anni, quasi il 21% non si forma e non lavora, percentuale che nel Mezzogiorno sale al 29,8%.

Nel dettaglio, poi: il 4% della popolazione tra i 25-64 anni partecipa ad attività di apprendimento formale (corsi di istruzione e formazione scolastici, universitari, Afam, regionali e simili che rilasciano un titolo di studio o una qualifica professionale), contro il 6,3% della media europea. Il 34,1% partecipa ad attività di apprendimento informali (imparando da amici, parenti, colleghi, utilizzando libri, riviste specializzate, Pc, tablet, telefono) contro il 44% della media Ue.

Ma, in Italia, anche il numero di ore dedicate complessivamente alla formazione è più basso rispetto alla media della Ue a 27 (133 e 144 rispettivamente). Questo, per effetto del minor numero di ore mediamente dedicate all’istruzione formale (405 rispetto a 512).

Ci si domanda, allora: perché questa situazione? Una prima risposta potrebbe essere che, di fondo, manca una motivazione forte che spinga alla partecipazione: quasi l’80% dei 25-64enni che non si forma non ha interesse a farlo, mentre per gli altri i costi elevati rappresentano un ostacolo (nel 23,7% dei casi contro il 13,7% della media Ue a 27).

Sempre nella fascia tra i 18 e i 24 anni, il tasso di partecipazione in attività formali si ferma al 49%, pari a ben 15,3 punti percentuali sotto la media europea. Se poi vogliamo confrontarci con la Germania, c’è davvero da imbarazzarsi: abbiamo accumulato 27 punti la differenza con i tedeschi che, non a caso, da tempo hanno sviluppato un sistema di formazione duale.

Anche il tasso di partecipazione ad attività non formali (che si attesta al 42,2%) è comunque inferiore di 5,4 punti rispetto a quello europeo (e di ben 17,3 punti sotto la Germania).

Last but not least: le attività di apprendimento formali sono quasi nulle dopo i 35 anni (solo l’1,3%) e anche quelle non formali crollano con l’uscita dal mercato del lavoro. In quest’ultimo caso, meno di un terzo degli italiani tra 35 e 64 anni partecipa ad attività di apprendimento non formale.

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Direttore Editoriale - Articoli pubblicati: 102

Libero Professionista, impegnato oltre che sul fronte dei servizi e prestazioni connesse al tema della prevenzione degli infortuni in ambienti di lavoro, ha maturato una notevole esperienza nell’ambito delle relazioni sindacali, ed oggi è tra i fondatori di diverse realtà sindacali di carattere Nazionale.

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