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Una sentenza che interroga il sistema della rappresentanza

Claudio Armeni

La sentenza n. 622/2026 del Tribunale del Lavoro di Trani, pubblicata il 10 marzo 2026, affronta una questione destinata a incidere profondamente sul dibattito in materia di rappresentanza sindacale e di libertà contrattuale nelle relazioni industriali. Il caso riguarda una società operante nel settore dei call center che aveva deciso di abbandonare l’applicazione del CCNL […]

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/ Redazione
25 Marzo 2026
Alcuni studi stimano un aumento dello sforzo mentale del 14% e un affaticamento cognitivo del 12% in più

Uno studio della Harvard Business School ha coniato il termine “brain fry” per descrivere l’affaticamento cognitivo che colpisce chi usa e supervisiona il lavoro dell’Intelligenza artificiale in ufficio. Questo fenomeno è sempre più diffuso, dato il ruolo centrale dell’AI in settori come, ad esempio, l’informatica, dove funge da software o web developer.

Il risparmio di tempo è innegabile e sostanziale. Tuttavia, l’AI non è ancora autonoma al 100%, richiede una costante supervisione e revisione degli output, specialmente in presenza di errori.

Il problema principale emerge dalla velocità supersonica con cui gli agenti virtuali elaborano compiti: gli umani faticano a starne al passo, rendendo il ruolo di manager e supervisori estenuante.

Il rischio di burnout è molto elevato per questi professionisti. Lo conferma l’ingegnere italiano Francesco Bonacci, fondatore di Cua AI, che.

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