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Una sentenza che interroga il sistema della rappresentanza

Claudio Armeni

La sentenza n. 622/2026 del Tribunale del Lavoro di Trani, pubblicata il 10 marzo 2026, affronta una questione destinata a incidere profondamente sul dibattito in materia di rappresentanza sindacale e di libertà contrattuale nelle relazioni industriali. Il caso riguarda una società operante nel settore dei call center che aveva deciso di abbandonare l’applicazione del CCNL […]

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/ Redazione
24 Marzo 2026
La ricerca dell'Università di Pisa ha fissato la soglia minima a 10 euro l'ora e quella massima a 40

Uno studio recente dell’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista Economic Modelling, dimostra che introdurre un salario minimo e massimo in Italia può ridurre le disuguaglianze senza danneggiare occupazione e crescita economica.
La ricerca, condotta da Guilherme Spinato Morlin, David Cano Ortiz, Simone D’Alessandro e Pietro Guarnieri del Centro Ecohesion Collective (Dipartimento di Economia e Management), insieme a Marco Stamegna della Scuola Normale Superiore, utilizza il modello macroeconomico Eurogreen per analizzare il caso italiano.
Le simulazioni indicano che un salario minimo di 10 euro l’ora è efficace nel contrastare il lavoro povero e le disuguaglianze diffuse, elevando i redditi bassi. Il salario massimo, fissato a 40 euro l’ora, interviene sulla fascia alta della distribuzione salariale, riducendo significativamente il divario retributivo tra.

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