L'editoriale

Statuto dei lavoratori, tra memoria e smantellamento

Raffaele Tovino

Ha consentito alla Costituzione di entrare finalmente nelle fabbriche. Ha sottratto agli imprenditori il controllo assoluto dei luoghi di lavoro, favorendo la partecipazione dei sindacati e impedendo i licenziamenti facili. Ha chiuso una stagione di conflitto sociale esasperato, seconda solo alla guerra civile del 1943-1945. Ma oggi che cosa resta dello Statuto dei lavoratori? Qual […]

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La democrazia sindacale non è una concessione

Raffaele Tovino

Ancora una volta il Parlamento sceglie di ascoltare sempre gli stessi soggetti, escludendo organizzazioni sindacali presenti ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle aziende e nei territori. Le audizioni “informali” sul decreto-legge n. 62/2026, dedicato a salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale, confermano un sistema chiuso e autoreferenziale, lontano dai problemi reali […]

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/ Redazione
25 Maggio 2026
La Corte di Cassazione ha sancito il principio secondo il quale non è importante il mezzo con il quale arriva la comunicazione

Per essere licenziati basta una semplice email. Una recente ordinanza della Suprema Corte (la numero 13731/2026) ha bandito raccomandate e Pec: ciò che conta non è il mezzo attraverso cui il licenziamento viene comunicato, ma il fatto che esista per iscritto.

Se il datore di lavoro mette nero su bianco la propria volontà di interrompere il rapporto lavorativo, e il lavoratore ne viene a conoscenza, il recesso è valido.

A sottolinearlo è la piattaforma che si occupa di giurisprudenza Brocardi.

“La modalità di trasmissione – raccomandata, PEC o mail ordinaria – diventa, in questo schema, un elemento secondario, quasi accessorio. Si tratta di una posizione giuridica che ribalta convinzioni radicate nel mondo del lavoro, aprendo interrogativi seri sulla protezione reale di cui godono oggi i dipendenti italiani”.

Ma perché il contratto collettivo non può bloccare una.

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L’archivio CNEL e i contratti “minori”: quando la burocrazia fa il lavoro sporco della gerarchia sindacale

Claudio Armeni

C’è un esperimento che chiunque si occupi di relazioni industriali dovrebbe fare almeno una volta. Aprire l’archivio dei contratti collettivi del CNEL — quello che per legge raccoglie tutti i CCNL depositati, compresi quelli stipulati da organizzazioni non rientranti nella cerchia della rappresentatività comparata — e provare a trovare il codice identificativo di un contratto […]

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