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Chi sta meglio? Chi lavora di più o chi ha più tempo libero? La sfida Europa-America

Sta meglio chi è libero o chi è ricco
I numeri dell'Ocse, la classifica del Word Happiness Report, le indagini dell'Economist e del Financial Times. E le conclusioni di Nicolai Tangen, l'uomo che gestisce il Fondo sovrano norvegese, il più grande fondo finanziario pubblico al mondo

Visto che anche nel nostro Paese si dibatte attorno all’opportunità di introdurre la settimana corta, c’è da chiedersi se è meglio avere più tempo libero a disposizione o qualche soldo in più in tasca. In generale, gli europei preferiscono la prima opzione; gli americani la seconda.

Certo, a questo punto, bisognerebbe anche capire cosa realmente possa rendere felici le persone. Alberto Sordi avrebbe risolto la questione come in “Un americano a Roma”, il film del 1954, “distruggendo” i maccaroni che aveva in tavola e preferendoli, quindi, al cibo americano. Ma tant’è: quando si parla di economia, magari un giusto mix tra lavoro e tempo libero non sarebbe male; un lavoro con un buon welfare state, l’optimum.

A tal proposito, hanno suscitato grande interesse i dati dell’Ocse sulle ore lavorate all’anno nei diversi Paesi al mondo e il Word Happiness Report, che ha incoronato la Finlandia anche per il 2023 il Paese con i cittadini più felici al mondo.

Sul podio, al secondo posto, c’e la Danimarca (Paese che vanta, guarda caso, anche la città dove è più piacevole lavorare), al terzo l’Islanda. In quarta posizione la Svezia e in quinta Israele.

E l’Italia? Il nostro Paese è al 41° posto nella classifica della felicità prima del Guatemala e dopo Malta. Gli Stati Uniti, invece, sono al 23° posto tra gli Emirati Arabi Uniti e la Germania.

Ma venendo al tempo dedicato all’impiego: gli Usa sono in testa rispetto agli europei con 1.811 ore lavorate all’anno nel 2022 (Israele 1.892), contro 1.498 ore della Finlandia, 1.372 della Danimarca, 1.449 dell’Islanda, 1.440 della Svezia. L’Italia è tra i Paesi stacanovisti con 1.694 ore lavorate all’anno insieme alla Polonia con 1.9815 ora. La Francia invece si ferma 1.511, la Germania a 1.341 (è il Paese al mondo con meno ore lavorate all’anno).

Incrociando le statistiche, quindi, il modello del Nord Europa sembra essere quello vincente. Bisogna però anche tenere presente che la popolazione della Finlandia si aggira intorno ai 5,5 milioni di abitanti (quasi la metà della sola Lombardia) e quella della Danimarca è di circa 6 milioni. Quella degli Stati Uniti , invece, è di circa 431,5 milioni, dell’Italia di 59 milioni, della Germania di 84 milioni. I 27 Paesi Ue tutti insieme equivalgono all’incirca alla popolazione degli Stati Uniti: l’Unione ha 448,4 milioni di abitanti.

Questi numeri hanno suscitato l’interesse, tra gli altri, del Financial Times e dell’Economist

Il quotidiano della City ha ospitato il parere di Nicolai Tangen, colui il quale gestisce il Fondo sovrano norvegese, il più grande fondo finanziario pubblico al mondo. Tangen ha spiegato che esiste tra americani ed europei una differenza nel “livello generale di ambizione”.

E quindi, per il FT, “gli europei hanno più tempo e gli americani più soldi”. E questo perché gli americani, che in genere hanno meno ferie retribuite, guadagnano l’equivalente di più di un’ora di lavoro extra ogni giorno feriale rispetto agli europei. E “poiché gli americani sono anche più produttivi per ora lavorata rispetto alla maggior parte degli europei, i loro redditi medi sono più alti che in tutti i Paesi europei, ad eccezione del Lussemburgo, dell’Irlanda, della Norvegia e della Svizzera”.

Ma perchè gli americani lavorano di più? L’ha spiegato ancora Tangen, ma questa volta all’Economist, citando uno studio del 2005 dell’economista italiano Alberto Alesina: i sindacati in Europa sono più forti rispetto a quelli americani e hanno risolto il problema di azione collettiva lottando per le ferie retribuite che alla fine sono state sancite per legge. “L’America, con i sindacati più deboli — ricorda l’Economist — è uno dei pochi Paesi senza ferie retribuite obbligatorie. Il tempo libero ben regolamentato in Europa potrebbe quindi generare più tempo libero perché è socialmente più accettabile, e il mercato risponde offrendo modi più validi per non lavorare”.

L’aspetto culturale non va sottovalutato: “La maggior parte degli americani preferirebbe probabilmente l’orario di lavoro europeo — scrive il Financial Times — È solo che i loro datori di lavoro, e il costo dell’assicurazione sanitaria, sono determinanti”.

Qualcosa però negli Stati Uniti sta cambiando grazie allo smart working: “Il 15% in più svolto ogni anno dagli americani — prosegue l’Economist — viene ora svolto nel comfort della propria casa o, occasionalmente, sulla spiaggia, forse anche in una di quelle europee”, con un miglioramento dunque della qualità della vita, mentre i Europa il lavoro da remoto non ha ovunque la stessa diffusione. Basti pensare che, in Italia, dal primo aprile, il lavoro agile non rientra più tra i “diritti” del lavoratore, come durante gli anni della pandemia, ma passa tra le “modalità di esecuzione della prestazione”. E dunque prevede un accordo individuale tra lavoratore e azienda.

Comunque, non è nemmeno automatica la correlazione tra felicità e tempo libero. Se si guardano gli ultimi dati Eurostat sulla soddisfazione media della vita nell’Ue, che si riferiscono al 2022, il punteggio più alto è stato registrato in Austria, dove le ore lavorate all’anno sono ben 1.707 , seguita da Finlandia, Polonia, Romania, Belgio e Paesi Bassi. Il punteggio più basso, invece, è quello rilevato in Bulgaria e in Grecia. Ma nemmeno i tedeschi sembrano del tutto soddisfatti nonostante le “sole” 1.341 ore lavorate all’anno.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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