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I numeri shock sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie: crescono ancora povertà e diseguaglianze

Rapporto Istat condizioni vita e reddito italiani
L'Istat, inoltre, calcola che oltre la metà dei 4,2 milioni di lavoratori part-time lo è non per scelta. Ma per tirare a campare

L’indagine Istat sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie diramata l’altro giorno è di quelle che davvero fanno sobbalzare. E’ vero, infatti che rileva che una parte di italiani nel 2023 si è risollevata dalla povertà grazie all’aumento dell’occupazione (anche se l’inflazione ha continuato ad eroderne i redditi). Ma chi già era ai margini, ora, sta peggio: la quota di popolazione in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale è aumentata del 4,4% sul 2022 e nel Mezzogiorno del 5,5%. In generale, ora si trova in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale il 4,7% degli italiani. Nel complesso, si tratta di 2,8 milioni di persone.

E, più che mai come una beffa, sono in aumento anche le diseguaglianze. E’ stato calcolato, infatti che l’Assegno unico penalizza il 9,6% dei nuclei familiari. Ma non solo: il reddito delle famiglie più abbienti è 5,3 volte quello delle famiglie più povere.

In questo quadro, non aiuta un altro dato che è emerso nel report dell’istituto di statistica: quello, vale a dire, secondo il quale sono obbligati al part time oltre 2 milioni di persone, soprattutto di sesso femminile.

Oltre il 50% dei 4,2 milioni di lavoratori e soprattutto lavoratrici part-time, infatti, non ha scelto questa forma contrattuale, l’ha subita. Quello che in qualunque altro Paese Ue è un apprezzato strumento di conciliazione tra lavoro e vita privata, in Italia, quindi, si è trasformato in una trappola della povertà, con retribuzioni che non superano i 700 euro mensili.

L’incidenza del part-time involontario, calcola sempre l’Istat, è al 51,9%: ben 20 punti superiore alla media Ue. In particolare, negli ultimi 20 anni, si è trasformato in uno strumento di flessibilità selvaggia, utilizzato dalle imprese per pagare il meno possibile i lavoratori.

Ma che tipo di imprese? In molti casi, poco sviluppate, con bassa produttività, scarsa sindacalizzazione e che non investono in innovazione.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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