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Perchè converrebbe fare largo ai giovani

Una ricerca di Bain & Company Italia e Key2people evidenzia come una classe manageriale con l'età media di sessanta anni sia un problema

Fare largo ai giovani è ancora troppo spesso un’utopia in Italia. Eppure converrebbe: numeri alla mano. Lo evidenziano Bain & Company Italia e Key2people, società di consulenza e formazione imprenditoriale nella loro ricerca intitolata “Next Generation Leadership”.

Cambiare le cose non sarà semplice: l’età media degli amministratori delegati dei gruppi quotati si attesta a 60 anni. Inoltre, sta ulteriormente invecchiando e va ben oltre la media europea dei 55-58 anni.

Ma perché l’Italia rimane un Paese che non si affida ai giovani? “I motivi principali sono due: un percorso universitario più lungo e scarse capacità o volontà della senior leadership di investire, opportunamente e assumendosi dei rischi controllati, nelle risorse più giovani”, spiega Roberto Prioreschi, Semea regional managing partner di Bain & Company.

Ora: c’è da dire che una classe dirigente più matura ha i suoi vantaggi: know-how, esperienza tecnica e capacità di networking e di reazione alle diverse situazioni. Ma comporta anche delle mancanze: minore propensione all’innovazione e al rischio, e meno sensibilità rispetto alle nuove sfide dei mercati, come la sostenibilità e le dinamiche geopolitiche.

Fatto sta che, secondo l’analisi, le cause dell’attuale squilibrio generazionale si trovano in una serie di fattori che incidono tanto sulla domanda quanto sull’offerta di profili giovani di alto livello. Nel primo caso, ad esempio, può essere una limitata crescita del sistema Paese a vincolare la creazione di nuove posizioni, così come la mancanza di incentivi all’uscita dei senior manager. Sull’offerta incidono l’ingresso tardivo dei giovani nel mondo del lavoro (l’Italia è indietro di 2-5 anni rispetto alla media europea), la minore attenzione alla formazione manageriale e alle soft skills, ma anche lo stesso tessuto imprenditoriale italiano, composto per lo più da Pmi a conduzione familiare e che lascia poco spazio a startup, terreno fertile per le leadership giovanili.

Tutte condizioni che rendono rigido un mercato già poco attrattivo: basti pensare che uno stipendio medio da dirigente in Italia è inferiore del 40% rispetto alla Francia e del 50% dagli Stati Uniti.

Eppure, i benefici nell’incentivare e valorizzare la realizzazione di una leadership giovane sono evidenti: maggiore creatività, flessibilità, attenzione al cliente e ambizione a orientare l’attività verso mercati internazionali.

Con questo report, Bain & Company Italia suggerisce che il ruolo delle imprese per supportare il cambiamento è fondamentale. E passa non solo da un ri-orientamento della senior leadership, ma soprattutto da seri investimenti di formazione interna, percorsi di carriera che premino la giovane età e sistemi di succession planning per rendere i ruoli ai vertici disponibili ai candidati interni delle nuove generazioni.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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