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Salario minimo, il secondo tempo della partita si gioca nelle piazze

Ieri, in Parlamento, la proposta di legge dei 9 euro lordi l'ora è stata rimandata in commissione Lavoro. Ma il centrosinistra e la Cgil cominciano a scaldare i motori per una mobilitazione generale

Ieri, alla Camera, il salario minimo è stato di fatto affossato. Dopo la bocciatura da parte del Cnel della proposta di legge avanzata dalle opposizioni di pagare almeno 9 euro lorde l’ora ogni tipo di lavoro (vedi qui), la maggioranza ha deciso di rimandare il provvedimento in commissione Lavoro azzerando, di conseguenza, il dibattito.

Fatto sta che il centrosinistra, a sua volta, ha scelto di boicottare la commissione: sempre ieri, dopo aver chiesto di ricalendarizzare subito la proposta, senza riuscirci, le minoranze sono uscite dalla sala.

Ma ora come continuerà la partita? Dai palazzi istituzionali, il gioco si sposterà nelle piazze. Dopo aver presentato 500mila firme che sostengono il provvedimento (ora, assieme al M5S e alle altre forze di sinistra, l’obiettivo è raggiungere il milione), il Pd di Elly Schlein ha annunciato una mobilitazione per l’11 novembre durante la quale “si parlerà di salari”.

La Cgil, il sindacato che pure si era detto favorevole all’introduzione del salario minimo, chiama, invece, allo sciopero generale, ma contro tutto il blocco della seconda manovra del governo Meloni, definita “sbagliata, inadeguata, insufficiente e rinunciataria, con un impatto di appena lo 0,2% sul Pil”.

La mobilitazione generale si dovrebbe tenere a dicembre.

Sta di fatto che, nel frattempo, Maurizio Landini ha scritto una lettera ai leader di Cisl e Uil, Luigi Sbarra e Pierluigi Bombardieri, chiedendo “con celerità” un incontro per fissare tempi e temi della protesta, oltre che i percorsi di avvicinamento e le modalità.

L’obiettivo è quello di ricucire dopo che, a inizio mese, il fronte sindacale si è rotto al Cnel proprio sul salario minimo. Ma, anche per il resto, la Cisl di Sbarra ha fatto sapere di attendere di leggere il testo ufficiale della legge di Bilancio varata lunedì dal Consiglio dei ministri.

La Cisl avrebbe dei dubbi soprattutto per quanto riguarda le pensioni: “Se confermate le rigidità e le ristrettezze, dal nuovo taglio dell’indicizzazione all’inflazione, alla cancellazione di tutte le forme di flessibilità – Ape sociale, opzione donna, Quota 103 – il governo dovrà registrare la piena contrarietà anche del nostro sindacato”. Le pensioni, dunque, come collante di piazza.

Ma il leader della Uil, Bombardieri, vede anche altri temi, a partire da fisco e sicurezza sul lavoro.

Intanto, Landini la mette così: “La manovra non tutela salari e pensioni, non introduce il salario minimo, non combatte l’evasione, non tassa rendite e profitti, taglia la sanità pubblica e la scuola, peggiora la legge Fornero non mandando in pensione più nessuno, non cancella la precarietà di giovani e donne”. In più: per il leader della Cgil, sono “del tutto insufficienti anche gli stanziamenti per i tanto ventilati rinnovi dei contratti pubblici”. Per questo, la chiamata allo sciopero generale come secondo tempo della partita sul salario minimo, ma non solo.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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