Non solo le risposte. In un colloquio di lavoro, sono importanti anche le domande che i candidati fanno. Le domande, infatti, trasmettono elementi importanti della personalità, della capacità di analisi.
Per questo sono al centro di un focus della piattaforma Torcha che si occupa di lavoro: “Possono capitare situazioni in cui è il candidato ad avere spazio per fare domande. Ed è un’occasione per distinguersi, mostrarsi come persona proattiva, intraprendente, curiosa. In altre parole: sinceramente interessata alla posizione”.
Ma quali domande bisogna fare in un colloquio di lavoro? La prima, anche se sarebbe legittimo, non può essere inerente allo stipendio. Certo, il livello di retribuzione molte aziende purtroppo lo nascondono nell’annuncio online, ma di solito il tema stipendio viene affrontato in una seconda fase, dopo un’iniziale scrematura.
L’obiettivo generale è quello di mostrarsi interessato al lavoro in questione. E quindi, queste sono le tre domande che sarebbe conveniente rivolgere: Quali sono le priorità su cui mi dovrei concentrare nei primi mesi? Con quali persone o in quale team lavorerei? Quali sono gli obiettivi dell’azienda per quest’anno e come potrei dare il mio contributo?
“Importante in sede di colloquio – sottolinea sempre Torcha – è evitare le domande banali o la cui risposta si potrebbe facilmente trovare sul sito o, peggio, proprio nella candidatura: bisogna sempre leggerla con attenzione.
Bisogna poi far capire di essere davvero interessati al lavoro. Magari, con queste altre tre domande: Offrite anche percorsi di formazione? Come mai cercate questa nuova figura? Come si gestiscono i picchi di lavoro?
Molte società specificano fin da subito se è previsto uno o più giorni di smart working, se il team lavora in full remote oppure se sono richiesti cinque giorni in ufficio. Nel caso queste informazioni non siano specificate è più che legittimo chiedere chiarimenti a riguardo.
Infine, un buon colloquio di lavoro deve rendere il candidato memorabile alla mente di chi lo offre.
Detto che, secondo una recente analisi della Cgia, un candidato su tre non si è presenta al colloquio chi invece lo sostiene è una persona presente in un elenco più o meno lungo in cui è possibile emergere.
“Con l’impiego crescente dell’IA da entrambe le parti – per scrivere cv e lettere di presentazioni, così come per scremare migliaia di profili lato azienda – presentarsi al colloqui con una serie di domande pronte all’occorrenza – suggerisce sempre Torcha – può fare un’ottima impressione non per garantirsi il lavoro, ma per proseguire la conoscenza”.

