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Salario minimo, Brunetta: “Servono contrattazione e tariffa parametrata su direttiva europea”

Il presidente del Cnel dopo la bocciatura della proposta di legge sul lavoro povero avanzata dalle opposizioni

Come era stato ampiamente preannunciato, ieri, il Cnel, sebbene a maggioranza, ha approvato il documento sul lavoro povero che dice no all’introduzione del salario minimo per legge proponendo al suo posto una serie di misure per rafforzare il sistema contrattuale.

Il testo, passato col sì di 39 componenti del parlamentino delle parti sociali su un totale di 64 membri, afferma che “la mera introduzione di un salario minimo orario di 9 euro lordi (come è stata proposta dall’opposizione parlamentare, ndr) non risolverebbe né la grande questione del lavoro povero, né la pratica del dumping contrattuale”, vale a dire quegli accordi stipulati tra associazioni non rappresentative al solo scopo di applicare paghe più basse.

Il presidente del Cnel Renato Brunetta la mette così: “E’ stata una scelta tecnica, non politica”. E suggerisce, per i lavoratori vittime di contratti pirata, una norma per cui solo i contratti con trattamenti non inferiori a quelli degli accordi più diffusi nel settore possano rientrare nell’archivio dei contratti censiti dallo stesso Cnel. Ma non solo: per Brunetta, si dovrebbe subordinare alla loro applicazione lo stesso accesso delle aziende ai contributi pubblici.

“Per i lavoratori non coperti da contrattazione – è, poi, un’altra idea del presidente del Cnel – si può immaginare di introdurre una tariffa tramite contrattazione, eventualmente sostenuta da una adeguata normativa di sostegno, parametrata sugli indicatori della direttiva europea”.

Ora, della questione dovrebbe occuparsi il Parlamento martedì. Sta di fatto che, se per la premier Meloni, “dal lavoro del Cnel si evince che un salario minimo orario stabilito per legge non è lo strumento adatto a contrastare il lavoro povero e le basse retribuzioni”, la Cgil insiste sostenendo che il rafforzamento della contrattazione non è in contrasto con l’introduzione della legge. Posizione condivisa dalla Uil e da 5 su 8 consiglieri del Cnel di nomina del Presidente della Repubblica. Troppo pochi, in ogni caso, per ribaltare un esito scontato.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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