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Salario minimo, la battaglia tra favorevoli e contrari il giorno dopo il no del Cnel

Il consigliere del Quirinale si schiera per l'introduzione della legge che lo fissi a 9 euro lordi l'ora; la ministra del Lavoro, invece, rilancia la contrattazione

Il giorno dopo che il Cnel ha approvato, col no della Cgil e l’astensione della Uil, un documento di istruttoria tecnica sul salario minimo che, di fatto, scarta l’ipotesi di introdurlo per legge volendo privilegiare, invece, il rafforzamento della contrattazione (ne abbiamo parlato qui), a commentare la decisione sono, tra gli altri, Alessandro Rosina, professore di Demografia alla Cattolica di Milano nonché uno degli 8 esperti nominati dal Quirinale nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, il parlamentino delle parti sociali composto da 64 membri che sta svolgendo l’istruttoria, e la ministra del lavoro, Marina Calderone.

Il primo è favorevole all’introduzione della legge sul salario minimo di 9 euro lordi l’ora come proposta dall’opposizione; la seconda, no.

“Nel Cnel – ha spiegato Rosina – sono emerse posizioni diverse. E anche tra noi esperti è così. Io personalmente ritengo che la contrattazione e la legge non siano tra loro alternative, ma possano convivere per mandare, tra l’altro, un segnale ai giovani. Ovvero, che, anche se si resta fuori dalla copertura contrattuale, c’è sempre una rete di protezione”.

E la ministra? Come ha commentato la prima scelta del Cnel in vista del voto finale del 12 ottobre? In una intervista che ha rilasciato oggi al Corriere della Sera, ha spiegato: “Il lavoro del Cnel è stato prezioso perché ha arricchito il dibattito intorno al salario minimo con ulteriori elementi di valutazione e ha confermato quello che da tempo diciamo: esiste una contrattazione collettiva che copre oltre l’80% dei lavoratori italiani. Questa è la base, in linea con l’orientamento dell’Ue, per investire sul rinnovo dei contratti e quindi migliorare le condizioni economiche a favore dei lavoratori, anche attraverso i contratti di secondo livello che puntano sulla produttività e che, grazie a un intervento di detassazione in Manovra, sono cresciuti nell’ultimo anno del 35%”.

Alla domanda sulla Cassazione che ha sentenziato dicendo che i giudici possono intervenire per far rispettare alle aziende il principio dell’articolo 36 della Costituzione sulla giusta retribuzione, la ministra ha, invece, risposto così: “La pronuncia della Cassazione dimostra che esiste il tema del salario dignitoso più che del salario minimo. Non a caso la Suprema Corte fa riferimento all’articolo 36 della Costituzione quando parla di “giusta retribuzione” attraverso paghe che non siano al di sotto della soglia di povertà perché esprime questi valori in maniera compiuta e rappresenta il parametro da sempre attuale per ogni valutazione. Leggo, quindi, la sentenza come uno stimolo a investire nella contrattazione di qualità che promuova tutele e garanzie aggiuntive rispetto al salario minimo orario che, da solo, non è sufficiente a garantire il principio del giusto salario”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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