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Giovani e lavoro: buone notizie sul fronte occupazione

Il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile dell’Istat rileva, su base annua, un +1,4% di occupati fra i 25 e i 34 anni

Ci sono buone notizie sul fronte dell’occupazione anche per ciò che riguarda i giovani. Quelli fra i 25 e i 34 anni con un contratto sono in crescita e, per loro, aumentano anche i rapporti a tempo indeterminato. Sta di fatto che non mancano nemmeno i gap ancora da colmare. A ribadirlo è l’undicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat che fotografa i chiaroscuri dell’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

La nota sull’occupazione relativa a febbraio 2024 dice che, su base annua, crescono dell’1,4% gli occupati fra 25 e 34 anni e del 3,9% i dipendenti assunti a tempo indeterminato. E anche monitoraggio di AlmaLaurea conferma i trend positivi: “Nel 2022, il tasso di occupazione a un anno dal titolo è arrivato al 75,4% per i laureati di primo livello (quasi un punto percentuale in più sul 2021) e al 77% per i laureati di secondo livello (+2,5% sul 2021). E un altro dato positivo riguarda la tipologia contrattuale. A un anno dal titolo, è in risalita la curva dei contratti a tempo indeterminato, che raggiungono livelli superiori a quelli del periodo prepandemico: quasi il 40% fra gli occupati di primo livello (+4,6% sul 2021) e il 23% fra quelli di secondo livello (+3,9% sul 2021). Un aumento, rispettivamente, del 3,4% e dello 0,5%, anche a cinque anni dal titolo”.

Fatto sta che, per gestire al meglio la transizione da studenti a lavoratori, Millennial e Gen Z spesso si affidano all’expertise delle agenzie per il lavoro. Secondo l’ultima indagine di Assolavoro Datalab su dati Inail e Istat 2024, anche nel 2023 la somministrazione resta per i giovani la porta di ingresso preferenziale nel mondo del lavoro: tramite agenzia, più di un occupato su due (53,6%) ha meno di 35 anni.

E i livelli retributivi? Essi variano in base a settore e mansione. “Chi entra nel mondo del lavoro dopo una laurea Stem ottiene in entry level una retribuzione base annua (Rba) maggiore rispetto a chi ha seguito un percorso umanistico”, chiarisce Zoltan Daghero, managing director di Gi Group. “Le lauree ingegneristiche sono quelle che garantiscono retribuzioni medie più alte nel primo impiego e, con i percorsi Ict, anche quelle che offrono più interessanti prospettive di progressione nel breve e medio termine”.

Dall’analisi retributiva periodica di Odm Consulting sugli stipendi degli impiegati Gen Z, la retribuzione base annua media di un non laureato è di 24 mila euro, analoga a quella in ingresso per i laureati umanistici. Per le lauree economico/scientifiche e ingegneristiche ad alta specializzazione, invece, si parla di oltre 26 mila e oltre 30 mila euro in ingresso. Rispetto alle prospettive di progressione a due o tre anni, per le lauree umanistiche la retribuzione media supera di poco i 26 mila euro, per le economiche i 30 mila e per i percorsi in ambito ingegneristico e Ict (Information and Communication Technologies) raggiunge i 34 mila.

Ma quali sono i profili più ricercati? In ambito industriale, i profili junior più desiderati sono figure tecniche per le quali spesso è previsto un percorso di specializzazione, come i manutentori. Ma, parallelamente, sono molto richiesti anche i neolaureati in ambito ingegneristico, soprattutto in ingegneria meccanica, elettrica, elettronica e gestionale.

Tuttavia, tra i settori più dinamici, ci sono anche quelli della finanza e dell’ Ict. E in questi casi, a essere ricercati sono programmatori, data scientist, data analyst e analisti funzionali.

Infine, cresce la domanda anche per ruoli nel marketing, digital marketing e comunicazione, logistica, assistenza alla clientela (soprattutto front office, accoglienza e addetto vendite) e ristorazione.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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