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Chi vuole imbarcarsi? Il mare offre migliaia di posti di lavoro

Secondo Confitarma, sono 175 mila i lavoratori da ingaggiare entro il 2030

Dai comandanti ai direttori di macchina, dai nostromi ai cuochi, dagli equipaggi fino ai tecnici specializzati: il mare, crisi di Hormuz a parte, offre migliaia di posti di lavoro.

In particolare, sono 175 mila i lavoratori da ingaggiare entro il 2030. Il rischio, però, è di non trovarli se non si accelera con la formazione e non si cambiano le norme.

A lanciare l’allarme è Confitarma.

Il direttore Luca Sisto l’ha messa così: “Per sostenere la crescita dell’economia del mare saranno necessari circa 175.000 nuovi lavoratori entro il 2030, di cui 55.000 legati all’espansione del settore e 120.000 destinati a sostituire il personale in uscita”.

In particolare, nel segmento della movimentazione merci e passeggeri, la domanda si concentra su profili tecnici, logistici e operativi quali conduttori di mezzi pesanti, lavoratori marittimi in particolare della sezione macchina e dei servizi complementari, ingegneri elettronici, addetti alla gestione dei trasporti, al magazzino e al back office logistico.

La sfida principale, quindi, è colmare il divario tra domanda e offerta di competenze, rafforzando ulteriormente gli Its Academy, i percorsi di formazione specialistica e il raccordo tra sistema educativo e imprese delle filiere del mare, è l’avvertimento dell’associazione.

L’elenco delle qualifiche maggiormente richieste dalle imprese armatoriali è lungo: direttori di macchina, ufficiali livello direttivo, operativo; elettrotecnici ed elettricisti; operai meccanici, motoristi, ottonai, sottufficiali e comuni di macchina. Quanto alla “sezione coperta”, i profili richiesti sono: comandanti e ufficiali livello direttivo e operativo; nostromi, sottufficiali e comuni di coperta. Per la Camera/cucina le figure ricercate sono: commissari di bordo, cuochi equipaggio, camerieri, personale vario di camera e cucina.

Tuttavia, bisogna fare i conto con una carenza di personale. Secondo Sisto, essa “è in buona parte da addebitare a una normativa che disciplina i requisiti di accesso a tali professioni ampiamente superata in quanto non rispondente né alle ultime riforme del sistema scolastico, né all’evoluzione dei fabbisogni di competenze delle imprese. Per rilanciare l’occupazione marittima italiana è sempre più necessario eliminare le barriere di accesso al mercato del lavoro marittimo”.

Il riferimento è in particolare all’Allegato al Dpr n. 231/2006 che disciplina l’accesso a quelle figure professionali che, pur non facendo parte dello Stato Maggiore, sono altamente specializzate e sulle quali si registra una forte domanda da parte dell’armamento. “Tale intervento di semplificazione e ammodernamento avrebbe effetti positivi sull’occupazione dei marittimi italiani e potrebbe, altresì, dare ulteriori opportunità di carriera marittima alle nuove generazioni”.

Il settore marittimo, sempre per Sisto, “può senza dubbio rappresentare una grande opportunità professionale e di carriera. Ma, affinché ciò avvenga, è sempre più urgente adottare le necessarie riforme che agevolando e semplificando i requisiti di accesso alle professioni del mare, ne rilancino l’attrattività”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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