A Napoli la discussione sui dati di Save the Children: il divario territoriale le penalizza
L’altro giorno, mercoledì 17 giugno, è stato discusso a Napoli il Rapporto Maternità 2026 “Le Equilibriste” di Save the Children.
L’evento, promosso da Asprom (Associazione per lo Sviluppo e la Promozione del Mezzogiorno) e dalla rete “La Città delle Donne”, con il patrocinio del Comune di Napoli, ha offerto un importante momento di riflessione e confronto tra istituzioni, esperti e parti sociali sulla condizione della maternità, del lavoro femminile e sul contrasto alle disuguaglianze in Italia.
Il Rapporto “Le Equilibriste “, giunto all’undicesima edizione, fotografa una realtà complessa in cui la denatalità si intreccia drammaticamente con le barriere all’occupazione femminile e la carenza di servizi per l’infanzia, dinamiche che colpiscono con particolare durezza il Mezzogiorno.
Questo, nonostante i fondi del Pnrr che dovevano servire (anche) a creare più asili nido.
L’occupazione femminile in Italia registra una crescita costante, ma il Paese rimane inchiodato in fondo alla classifica europea. Il quadro più recente, basato sui dati Eurostat e Istat disponibili, mostra un progresso consistente ma insufficiente a chiudere il gap con l’Unione Europea.
In dieci anni il tasso di occupazione delle donne tra 20 e 64 anni è salito dal 50,5% (terzo trimestre 2015) al 58,3% (terzo trimestre 2025): un passo avanti di 7,8 punti percentuali. Tuttavia, questo progresso non basta a chiudere il divario con l’Unione Europea. Anzi, il gap si è allargato: da 12,7 a 13,2 punti rispetto alla media europea.
Il nodo cruciale è quello della maternità: nella fascia 25-49 anni lavora il 64,9% delle donne, ma la curva scende drasticamente al crescere dei figli (senza figli 68,5%; con un figlio 64,8%; con due figli 62,5%; con tre o più figli: 42,3%; con tre o più figli con l’ultimo under 6 36,6%).
Tra le donne con bassa istruzione la caduta è verticale: occupate al 41% nel complesso, ma appena al 18,7% con almeno tre figli. Per gli uomini con bassa istruzione e tre figli il tasso resta all’81,2%: oltre 62 punti di differenza.
Dal dibattito è emersa l’urgenza di riforme strutturali e di un utilizzo strategico delle risorse, inclusi i fondi europei, per colmare il divario di genere e garantire alle madri una reale inclusione economica e sociale.
“I dati del Rapporto di Save the Children ci mettono di fronte a una realtà che non possiamo ignorare: fare la madre in Italia, e in particolar modo nel nostro Mezzogiorno, somiglia ancora troppo a un esercizio di equilibrismo quotidiano. Le donne non devono essere messe nelle condizioni di dover scegliere tra la realizzazione professionale e la maternità – ha dichiarato l’assessora allo Sport e alle Pari Opportunità del Comune di Napoli, Emanuela Ferrante – Come Amministrazione comunale siamo fortemente impegnati nel potenziare le reti di welfare locale, l’accesso ai servizi per l’infanzia e nel promuovere una cultura della condivisione del carico familiare. Non c’è vera parità di opportunità senza un sistema di tutele reali e infrastrutture sociali capaci di sostenere la genitorialità e valorizzare il lavoro delle donne”.
I lavori sono stati aperti da Melinda Di Matteo, portavoce nazionale de “La Città delle Donne” e componente del direttivo ASPROM, e moderati da Lea Di Lucchio, coordinatrice ASPROM per i Fondi Europei. L’analisi tecnica dei dati è stata affidata a Diletta Pistono (esperta di politiche per l’infanzia e l’adolescenza di Save the Children) e Silvia Taviani (Polo Ricerca Save the Children), seguite dal contributo di Francesca Borgese (USB Campania) che ha acceso i riflettori sulle criticità del mercato del lavoro. Il tavolo istituzionale ha visto una forte sinergia di intenti grazie agli interventi dell’europarlamentare Pasquale Tridico (presidente della Commissione FISC del Parlamento Europeo), della consigliera comunale Alessandra Clemente e, in conclusione, della parlamentare Gilda Sportiello.