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Se dal lavoro i giovani pretendono una vita felice (anche mentre lo fanno)

Come trovare personale Baidu
Mentre in Cina (e non solo) fanno scandalo gli avvertimenti della manager di Baidu in cerca di nuovo personale, qui in Italia, soprattutto i giovani, sono sempre più alla ricerca di una occupazione che li faccia sentire realizzati. Non solo dal punto di vista economico

In questi giorni, sta facendo molto discutere la top manager del motore di ricerca cinese Baidu, Qu Jing. Alcune sue direttive sono diventate virali: “Chi lavora qui deve essere disponibile 24 ore su 24. Si lavora anche 50 giorni di fila e non conta il vostro benessere”. Ma anche “Il telefono deve rimanere acceso 7 giorni su 7”.

Fatto sta che, in Italia, della ricerca del benessere da parte dei lavoratori le direzioni delle risorse umane non possono non tenere conto. Il perché è presto detto: sta condizionando sempre più prepotentemente il mercato del lavoro.

Il confronto tra le diverse generazioni mostra un approccio diverso rispetto al lavoro da parte delle generazioni più giovani. “Sicuramente la GenZ appare come quella più inquieta, capace di rassegnare le dimissioni anche in fase di inserimento e sempre alla ricerca di qualcosa di meglio che consenta di avere dal lavoro maggiore soddisfazione, senza però sacrificare gli spazi privati – rileva Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio hr innovation practice della School of management del Politecnico di Milano – Se per un giovane boomer, una volta iniziato un determinato percorso di carriera il lavoro diventava una priorità assoluta, per la GenZ non è così, tant’è che i più giovani hanno un’opinione negativa di chi oggi sacrifica tutto per il lavoro”.

E quindi, non deve stupire il fatto che i ragazzi facciano continuamente colloqui. E tantomeno la percentuale molto elevata di rifiuti che le aziende ricevono in fase di recruiting da parte dei candidati: hanno toccato la quota record del 54%. Così come non stupisce il dato del 17% delle aziende che parla di neoassunti che hanno lasciato il posto durante la fase di induction.

Secondo il professor Corso, “il mondo del lavoro, negli ultimi anni, è stato interessato da una vera e propria rivoluzione e la ricerca del ‘vivere bene’ è una risposta alle incertezze emergenti. Se in passato il lavoro era il centro delle aspirazioni e dei progetti di autorealizzazione per crescere anche di ruolo e status sociale, ora la fragilità del futuro sembra spingere le persone soprattutto a stare bene qui ed ora. Nel lavoro si cerca un benessere economico e mentale, in cui la flessibilità nei tempi e luoghi è fondamentale. È necessario quindi ripartire dalle basi per costruire un nuovo approccio al lavoro orientato alla felicità, che preveda insieme giusto riconoscimento, flessibilità, work-life balance, inclusione, valorizzazione, employability”.

Detto questo, solo il 9% dei lavoratori dice di stare bene nel lavoro che fa in tutte le dimensioni del benessere e cioè fisico, psicologico e relazionale. In generale, nel mercato italiano, si riscontra quasi un 42% di persone che recentemente ha cambiato lavoro o ha intenzione di farlo.

I numeri dell’Osservatorio dicono anche che ben l’88% delle organizzazioni italiane fatica ad assumere nuovo personale e, in più della metà dei casi, la difficoltà è cresciuta nell’ultimo anno.

“Se è vero che il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è dovuto soprattutto alla carenza di persone con competenze tecniche, come avviene nel 56% dei casi, e soft, come avviene nel 36% – secondo l’interpretazione di Corso – pesa anche la mancata corrispondenza tra quanto offerto dalle aziende e quanto desiderato dalle persone in termini di stipendio, carriera, flessibilità e stile di vita, perché il luogo di lavoro è sempre meno un posto dove le persone stanno bene”,

Che fare, allora? Per rispondere alle esigenze delle persone – sostiene Martina Mauri, direttrice dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Polimi – è cruciale progettare nuovi modelli organizzativi incentrati su un purpose capace di dare al lavoro un nuovo significato. Un esempio? L’impegno nella sostenibilità: la percentuale di felici al lavoro sale al 24% nelle aziende in cui le persone sono coinvolte in iniziative sostenibili”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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