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Se il lavoro è fatto a misura di cinquantenni

L'Istat ha certificato che non ce ne sono mai stati tanti con un impiego: è il combinato disposto tra demografia e difficoltà di trovare nuovi talenti

Mai così tanti over 50 al lavoro: in un anno, sono 362 mila in più. Lo certifica l’ultima fotografia scattata dall’Istat. L’effetto demografico incide in modo significativo, quindi, anche a fronte del record storico di occupati (23,754 milioni). Tant’è che si riduce progressivamente la fascia centrale, tra i 35 e i 49 anni. E quella che si può definire la “terza età” lavorativa si ritrova a fare da traino: i 456 mila occupati in più rilevati tra dicembre 2022 e dicembre 2023 sono per la gran parte, appunto, over 50.

Nello specifico, per la fascia da 50 a 64 anni l’Istat conta il 3,3% di occupati in più rispetto a dicembre 2022. Questo dato, depurato dalla componente demografica, sarebbe sempre in crescita, ma per una percentuale inferiore, attestandosi al +2,5%. L’effetto opposto, invece, si registra nella fascia tra 35 e 49 anni, quella centrale del mercato del lavoro, che invece va riducendosi progressivamente: in questo caso, gli occupati a dicembre 2023 calano dell’1,5%, ma se non si considerasse l’andamento demografico si avrebbe un +0,5% rispetto a dicembre 2022. Il saldo tra entrate e uscite in questa fascia d’età è negativo perché sono più le persone che escono da questa fascia d’età per andare in quella successiva rispetto a quelle che entrano.

Poi ci sono i giovani d’età compresa tra 15 e 34 anni dove l’impatto demografico a dicembre 2023 c’è, anche se è più contenuto: l’incremento tendenziale degli occupati è del 4,2% e, al netto della componente demografica, si assottiglia al 4%.

Ora: una spia di dove sta andando l’occupazione per via della denatalità (si tenga conto che ogni anno ci sono 100/110 mila studenti in meno sui banchi) l’aveva accesa già la relazione annuale di Bankitalia di maggio 2023: in soli tre anni, dal 2019 al 2022, il numero di persone definite (convenzionalmente) in età da lavoro (tra i 15 e i 64 anni) è diminuito di quasi 800 mila unità.

Sta di fatto che, secondo le proiezioni Istat, nello scenario centrale, entro il 2040, la popolazione residente si dovrebbe ridurre di 2,5 milioni di persone; quella tra i 15 e i 64 anni di oltre 6. Quindi, la spinta al lavoro, come si vede bene negli ultimi dati mensili Istat, come negli ultimi dieci/venti anni, è legata agli over 50.

Del resto, anche Censis e Inapp lo hanno confermato: in dieci anni, tra il 2012 e il 2022, la fascia 15-34 anni si è ridotta di 360 mila occupati mentre i lavoratori con almeno 50 anni di età sono aumentati di 2,7 milioni.

Da notare poi come, tra la primavera del 2008 e aprile 2023, sia quasi raddoppiato il numero di occupati di 65 anni e oltre (da meno di 400 a oltre 750 mila unità), grazie ai quali l’occupazione complessiva (classe d’età 15 anni e più) ha pienamente recuperato il livello di inizio 2008.

In conclusione, c’è da dire che l’invecchiamento della popolazione è un fenomeno strutturale comune a tutti i 27 paesi dell’Unione Europea, con effetti sia sui sistemi previdenziali e l’offerta di servizi sociali, sia sul mercato del lavoro e del capitale umano. Ma, in Italia, l’età mediana della popolazione – attualmente 48,3 anni – è la più elevata tra i paesi Ue27 e si prevede che salirà fino a 51,6 anni nel 2050.

Tutto questo non può non riversarsi anche sul mercato del lavoro: tra il 1993 e il 2022 l’età media delle forze di lavoro è cresciuta di 6,2 anni rispetto ai 3,9 anni della popolazione e, a partire dal 2009, ha superato l’età media della popolazione, arrivando nel 2022 a 43,6 anni contro 42 anni per la popolazione.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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