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Il diritto alla disconnessione (per chi è in ferie)

Solo il 44% dei lavoratori fa valere questo diritto. Spesso si tratta di free lance

Fermi tutti, siamo ad agosto: iniziano le ferie. Ma stacchiamo davvero tutti? Nel senso: davvero tutti coloro che vanno in ferie smettono di lavorare? Sembrerebbe un paradosso. Ma non lo è. Con le nuove tecnologie, è sempre più difficile farlo. Del resto, solo il 44% dei lavoratori fa valere il proprio diritto alla disconnessione.

Si tratta di quei lavoratori, spesso free lance, che si portano il pc al mare e in montagna e non hanno problemi a dedicare qualche ora al lavoro.

Fatto sta che, come ha sottolineato la piattaforma Torcha, in Italia, tecnicamente, non esiste un diritto alla disconnessione ma in base alle legge 81 del 2017 in un contratto di lavoro ne è prevista la regolamentazione.

“Con mail, notifiche su WhatsApp e cellulare aziendale a portata di mano le possibilità di essere disturbati fuori orario di lavoro non riguardano soltanto il periodo delle ferie, ma ogni giornata dell’anno”

Che fare, allora? Dovremmo essere noi i primi a mettere paletti.

Una ricerca Eurofound ha evidenziato che ben otto lavoratori su dieci dichiarano di ricevere telefonate di lavoro fuori dall’orario di lavoro. Un passo per cambiare questa situazione è far sì che le aziende introducano protocolli per far sì che telefonate, mail e comunicazioni importanti siano perimetrate alla reperibilità delle persone. Oltre il 70% dei lavoratori ha detto che queste politiche hanno avuto un impatto positivo.

Ma non solo: secondo la stessa ricerca, il 37% delle persone intervistato nella ricerca Eurofound dichiara di lavorare fuori orario perché non è riuscito a completare task.

Interessante, poi, notare che tra i 18 e i 34 anni il 57,7% non risponde a chiamate, nè dà seguito a mail e messaggi fuori orario. Il dato è superiore al 44% di chi – fra tutte le classi d’età – pratica davvero la disconnessione.

E comunque: come dicevamo, dovremmo essere noi i primi a non mandare mail a tarda serata o all’alba e soprattutto a evitare di tempestare la casella di un collega in vacanze. Sembra banale, ma è un modo per dimostrare rispetto nei confronti del tempo altrui.

Un altro consiglio che dà Torcha è quello di stabilire noi stessi i canali di comunicazione, spiegando ad esempio in un messaggio out-of-office per quanto tempo staremo via e dando tutte le informazioni del caso per contattare chi ci sta sostituendo.

“In ferie o fuori orario bisogna perdere l’abitudine a fare cose non urgenti perché tanto ci metto un paio di minuti. Abituando il capo, il manager o gli altri colleghi a un’operatività così reattiva stiamo in realtà dicendo che siamo sempre disturbabili. Anche se per alcuni può sembrare sgarbato è importante definire confini e far sì che vengano rispettati”.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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