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Più pensionati che lavoratori: il nuovo sorpasso all’italiana

Al Sud, secondo Cgia, Inps e Istat, la freccia è già stata messa. Anche grazie ai boomer nati all'epoca del film di Risi

Altro che il mitico sorpasso immortalato al cinema da Dino Risi nel 1962 con Vittorio Gassman e Jean-Louise Trintignant: non è certo il film che descriveva l’Italia del benessere e del miracolo economico ciò a cui si fa riferimento oggi se si parla di sorpasso. Infatti, 61 anni dopo, non manca molto tempo prima che siano i pensionati, comprese, quindi, anche le persone nate quando uscì nelle sale proprio il film di Risi, a mettere la freccia.

In che senso? Presto detto: ad oggi, si contano 23 milioni di lavoratori e 22,7 milioni di pensionati. E in molte regioni d’Italia, soprattutto al Sud, i pensionati già ora sono più numerosi dei lavoratori occupati (7,2 milioni contro i 6,1). Questo, nonostante il fatto che, come in gran parte dei Paesi, anche in Italia le pensioni siano pagate attraverso i contributi dei lavoratori.

Tuttavia, si sa: quelli forniti da Cgia, Inps e Istat non sono dati nuovi. L’Italia spende moltissimo per le pensioni: quasi il 16% del Pil. Ed è ormai un fatto acquisito che l’aumento dei pensionati, senza un aumento sufficiente del numero degli occupati, costituisca una tra le ragioni fisiologiche che rischiano di mettere in crisi il nostro sistema pensionistico.

Già oggi la fiscalità generale copre l’Inps per una parte delle pensioni, quelle cosiddette assistenziali (nel 2022, lo Stato ha trasferito all’istituto più di 164.4 miliardi di euro). L’aumento dei pensionati, del resto, è dovuto ad una normale dinamica demografica: un gran numero di persone nate tra i 70 e i 60 anni fa (proprio all’epoca del film di Risi) sta andando in pensione, mentre quelle che entrano nel mercato del lavoro sono sempre meno (e continueranno a diminuire, visto che la natalità italiana continua a calare).

Alcune politiche di prepensionamento proposte negli ultimi anni, come Quota 100 (poi diventata 102,103, quest’anno 104), hanno innalzato la spesa pensionistica per diversi anni a venire senza portare i desiderati esiti occupazionali. Allo stesso tempo, la riforma Fornero, sempre in vigore nonostante gli annunci degli ultimi dieci anni, ha ristrutturato il sistema pensionistico in modo che sia sostenibile sul lungo termine.

Sta di fatto che l’onda lunga della spesa pensionistica deve ancora arrivare: raggiungerà il suo picco nel 2045 quando inizierà a uscire dalla spesa la generazione dei “baby boomer”: fino a quel momento, perché le pensioni possano essere pagate, sarà necessario aumentare la contribuzione attraverso l’aumento dell’occupazione femminile, l’emersione del lavoro nero e l’integrazione delle persone migranti nel mercato del lavoro. Qualcuno direbbe “vasto programma”. Ma Bruno Cortona, il personaggio interpretato da Gassman nel “Sorpasso” l’avrebbe messa sicuramente con una battuta delle sue: “Dai, Robè! Che ti frega della tristezza? Lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è: è quella che uno ha!”. Soprattutto se con una pensione al sicuro.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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