1 visualizzazione 3 min 0 Commenti

La flat tax a 100 mila euro non è un regalo. È una scelta di buon senso

Oggi chi si avvicina alla soglia spesso rinuncia a nuovi incarichi, rinvia una fattura o decide di non crescere

Le parole pronunciate dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulla possibilità di innalzare a 100 mila euro la soglia del regime forfettario aprono finalmente uno spazio politico concreto. Sarebbe un errore, però, ridurre ancora una volta la discussione allo scontro ideologico tra chi considera la flat tax la soluzione di ogni problema e chi la racconta come un privilegio concesso agli autonomi.

La questione è molto più semplice: il fatturato non è reddito. Un professionista, un commerciante e un artigiano che incassano 85 mila euro non hanno la stessa capacità economica, perché sostengono costi diversi e applicano differenti coefficienti di redditività. Quella soglia misura i ricavi o i compensi percepiti, non ciò che rimane realmente nelle tasche del contribuente.

Portare il limite a 100 mila euro è quindi una scelta ragionevole, ma non può essere il punto di arrivo.

Oggi chi si avvicina alla soglia spesso rinuncia a nuovi incarichi, rinvia una fattura o decide di non crescere, perché il passaggio al regime ordinario può produrre un aumento improvviso degli adempimenti e del carico fiscale.

È il paradosso di un sistema che chiede alle attività di svilupparsi e poi costruisce un muro proprio nel momento in cui iniziano a farlo. Per questo UIFOR propone una flat tax duale: una prima aliquota per la fase di avvio e consolidamento e una seconda aliquota sostitutiva, ragionevole e graduale, sulla fascia eccedente. Non per mantenere piccole le partite IVA, ma per accompagnarle oltre la soglia senza salti fiscali.

C’è poi il problema di come le imposte vengono versate. Saldo e acconti si concentrano in pochi mesi e spesso non corrispondono alla liquidità effettivamente disponibile. Un contribuente può aver dichiarato reddito, ma non avere più in cassa le somme necessarie per affrontare contemporaneamente le scadenze fiscali, i contributi e i costi dell’attività. Si potrebbe introdurre, in via opzionale, un versamento mensile o trimestrale calcolato sugli incassi del periodo, applicando il relativo coefficiente di redditività e prevedendo un conguaglio annuale. Il contribuente pagherebbe mentre produce reddito; lo Stato incasserebbe prima e con maggiore continuità. Non servono sempre nuove tasse: spesso serve un modo più intelligente di riscuotere quelle esistenti.

Infine, il fisco deve tornare a essere anche uno strumento di politica economica e territoriale. Un professionista che apre uno studio in un piccolo Comune dell’entroterra non compie la stessa scelta di chi opera in un mercato ricco di clienti, servizi e infrastrutture. Aliquote ridotte, coefficienti più favorevoli o soglie più alte per chi lavora nelle aree interne non sarebbero privilegi, ma investimenti contro lo spopolamento e la desertificazione economica. La flat tax a 100 mila euro può essere il primo passo verso un sistema più semplice, affidabile e vicino alla vita reale. La domanda, adesso, non è se possiamo permettercelo. È quanto ci costa continuare ad avere un fisco che rende più conveniente restare piccoli che provare a crescere.

Avatar photo
Collaboratore - Articoli pubblicati: 24

Commercialista e tributarista, con una consolidata esperienza nella consulenza d’impresa e nel diritto tributario. Presidente di UIFOR – Unione Italiana Forfettari, il primo sindacato dedicato ai contribuenti in regime forfettario, affianca professionisti e imprese nella crescita e nell’innovazione, con uno sguardo particolare allo sviluppo del Mezzogiorno. Appassionato di economia, politica e cultura mediterranea, crede nella costruzione di reti e comunità come strumento di progresso. Vive tra Roma e il Sud Italia, da dove trae energia e ispirazione anche grazie alla sua famiglia e al territorio, che rappresentano la radice più autentica del suo percorso umano e professionale.

Facebook
Linkedin
Instagram
Scrivi un commento all'articolo