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In trentacinque anni, 55 mila vittime: uccide più il lavoro che la mafia

Bombardieri
Lo studio della Uil su dati Inail: "Ora serve una Procura speciale nazionale"

Non solo Satnam Singh: anche la scorsa settimana, il bollettino dei morti e dei feriti sul lavoro è andato inesorabilmente avanti. Le denunce di infortunio presentate all’Inail nei primi cinque mesi del 2024 sono state 251.132, il 2,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Gli incidenti mortali 369, con un incremento del 3,1% sul 2023. A crescere anche le patologie di origine professionale: 38.868 (+24%). Le denunce per malattie professionali sono aumentate addirittura del 50% in soli due anni.

Ma non è tutto: a rendere il quadro ci pensa anche uno studio della Uil, sempre su dati Inail secondo il quale, in 35 anni, sono stati oltre 55 mila i morti sul lavoro.

“Si tratta di una strage continua che miete più vittime della mafia (6.682 morti nello stesso periodo)”, dice la ricerca che analizza i dati dal 1983 al 2018.

“Negli ultimi dieci anni, la media è stata quasi di 1200 vittime annue”, sottolinea il sindacato.

Nel 2023, i morti sono stati 1041, il 65% stranieri. Sempre l’anno scorso, sono aumentati, rispetto al 2022, i decessi sul lavoro (+1,1, da 790a 799) rispetto a quelli in itinere. In aumento gli incidenti mortali in agricoltura (+ decessi) mentre c’è una leggere diminuzione nel settore industriale e servizi (-3).

Ma, a fronte di questi dati, cosa chiede di fare la Uil? Il segretario generale Pierpaolo Bombardieri chiede l’istituzione di una Procura nazionale speciale capace di istituire e velocizzare i processi: troppo spesso, lamenta il sindacato, rischiano di finire in prescrizione.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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