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“Capo, sono bravo?”: perché i lavoratori sono spinti a chiedere conferme

In Italia solo un lavoratore su dieci si sente motivato. Colpa anche della sensazione di non sentirsi apprezzati

Solo un lavoratore italiano su dieci si sente pienamente motivato sul lavoro. Il resto, è preda del cosiddetto quite quitting, l’atteggiamento non particolarmente interessato alle sorti dell’azienda.

Di conseguenza, fa il minimo indispensabile senza impegnarsi, senza prendersi responsabilità.

Sono pochi, quindi, coloro i quali hanno il coraggio di chiedere un feedback al proprio capo.

Chiedere a un manager “sono bravo?” e ottenere una risposta affermativa rende felici e l’entusiasmo che ne deriva viene paragonato da certi studi al medesimo di quando si ottengono piccoli incentivi economici.

Ma basta a migliorarsi? È la domanda che si pone la piattaforma Torcha prendendo spunto da una ricerca di Gallup secondo cui  l’80% dei dipendenti che ha ricevuto un feedback significativo si è detto pienamente coinvolto sul posto di lavoro.

Di fronte a riscontri frequenti, la probabilità di essere “fortemente d’accordo” nel voler fare un ottimo lavoro aumenta di 3,6 volte. Ecco perché si parla di una cultura del feedback con grandi benefici per le aziende.

Sta di fatto che i feedback, naturalmente, non sono sempre positivi e, quando non lo sono, possono fare più danni che benefici.

Allora sono guai: negli Usa, l’81% ha fatto esperienza di feedback distruttivi e, tra questi, il 78% ricorda quelle spiacevoli sensazioni a distanza di anni. Inoltre, quasi uno su quattro si è sentito infastidito, percependo la critica come un attacco personale.

In generale, comunque, bisognerebbe chiedersi perché si vuole un feedback. Per Torcha sono due le motivazioni principali: per mantenere lo status quo oppure per migliorarsi? Un altro aspetto da considerare è, poi, l’interlocutore: è abituato a fornire riscontri?

“Per gestire meglio il tutto bisogna essere precisi sul perimetro del nostro lavoro. Occorre che ci siano esempi concreti di come stanno andando bene o meno bene le cose, così da ancorarsi ai fatti e non a vaghe sensazioni”, suggerisce Torcha.

“In un’ottica costruttiva, un feedback suggerisce anche una via di potenziamento che, per un buon manager, è la ricetta per costruire team con persone che hanno voglia di crescere professionalmente”.

L’imperativo è questo: “Bisogna chiedere quali sono le azioni da mettere in campo per migliorare il lavoro che si svolge”.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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