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I giovani credono di aver studiato fin troppo per il lavoro che fanno

Il fenomeno, tecnicamente chiamato sovraistruzione, riguarda il 33% dei diplomati e il 24,8% dei laureati

Una generazione che fatica a far coincidere istruzione, competenze e professione: è quella che delinea l’Istat nell’indagine “Giovani nel mercato del lavoro” da cui si evince, tra l’altro, che la maggioranza di loro si sente sovraistruita per il lavoro che svolge.

Ma andiamo con ordine: nel 2024, i giovani italiani tra 20 e 34 anni sono poco più di 9 milioni. Solo un quarto di loro possiede un titolo terziario: il 25,1%, contro una media Ue27 superiore di oltre 11 punti.

Il 57,5% si ferma al diploma di scuola superiore. E tra questi, quasi tre su dieci sono ancora inseriti in un percorso di istruzione.

Perché non continuano a studiare? Il motivo è da rintracciare nel desiderio di entrare nel mondo del lavoro: lo dichiara il 69,4% dei maschi e il 57,9% delle femmine. Tra le ragazze, invece, incidono di più i motivi familiari e personali, indicati dal 12,6% contro il 5,7 dei coetanei.

Un giovane diplomato su quattro rinuncia all’università per andare a lavorare. Un fenomeno che colloca l’Italia in linea con la media europea, ma che racconta una difficoltà strutturale nel conciliare formazione e aspettative professionali.

Tra i diplomati italiani, in ogni caso, il tasso di occupazione è inferiore di ben 9 punti rispetto alla media Ue27, tra i laureati di 5,9 punti. Il gap, tuttavia, tende ad assottigliarsi con il passare del tempo.

A pesare sulle percezioni dei giovani è anche la sensazione di avere un titolo di studio superiore a quanto richiesto dal lavoro che svolgono. Il fenomeno, tecnicamente chiamato sovraistruzione, riguarda il 33% dei diplomati e il 24,8% dei laureati.

Tra i lavoratori con contratto di collaborazione o prestazione occasionale, si dichiara sovraistruito quasi un diplomato su due e il 43,1% dei laureati.

Tra i dipendenti a termine le percentuali scendono rispettivamente al 40,7 e al 29,5, mentre tra chi ha un contratto a tempo indeterminato si attestano al 28,9 e al 22,6%.

Anche il settore conta. In agricoltura si dichiara sovraistruito l’82,2% dei laureati e il 46,9% dei diplomati. Nei servizi di alloggio e ristorazione rispettivamente il 58,1 e il 47,9%. All’opposto, nei settori dell’istruzione, sanità e servizi sociali il fenomeno tocca solo l’11,3% dei diplomati e il 10,2% dei laureati.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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