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Un altro bonus 120%, ma questa volta per scontare il costo del lavoro

Passa il prinicipio "più assumi, meno paghi"

Dopo quello edilizio che tanto ha fatto discutere, tant’è che l’ex ministro delle finanze Paolo Cirino Pomicino ha consigliato di introdurre in politica il reato del 120 bis, arriva un altro bonus con quella percentuale. Ma questa volta per tagliare il costo del lavoro.

Le aziende che con nuove assunzioni aumentano i propri occupati potranno beneficiare di una maggiorazione pari al 120% del costo ammesso in deduzione, che sale al 130% se i nuovi assunti rientrano nelle cosiddette categorie fragili.

Il nuovo bonus 120% vuole dare una spinta alle assunzioni stabili, cui si affiancheranno presto anche gli incentivi per l’occupazione di donne, giovani e nel Sud previste dal decreto Coesione. Il dl, su cui il governo ha chiesto il voto di fiducia, ha incassato il via libera del Senato e passa ora alla Camera, che ha tempo fino al 6 luglio per convertirlo in legge.

Varato in Consiglio dei ministri alla vigilia del primo maggio, il provvedimento contiene, oltre all’attesa riforma dei fondi strutturali per superare le storiche difficoltà del nostro Paese nella spesa dei fondi Ue, anche un pacchetto da 2,8 miliardi dedicato lavoro.

Spiccano in particolare i tre bonus dedicati ai giovani, alle donne e a chi assume nella Zes unica per il Mezzogiorno, che prevedono l’esonero contributivo del 100% per due anni e potranno essere riconosciuti per le assunzioni a tempo indeterminato fatte dall’1 settembre 2024 al 31 dicembre 2025.

Il decreto, firmato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, di concerto con la ministra del lavoro Marina Elvira Calderone, contiene le modalità di attuazione della norma che dispone per le imprese, ai fini della determinazione del reddito, la maggiorazione del costo del lavoro per i neo assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, compresi quelli a tempo

In pratica, le aziende potranno incrementare il costo di lavoratrici e lavoratori da ‘scontare’ ai fini fiscali: la maggiorazione dell’importo deducibile è del 20% (che porta quindi la deduzione totale al 120%), e sale di un’ulteriore 10%, al 30% (pari ad una deduzione del 130%) in caso di assunzione di soggetti appartenenti alle categorie svantaggiate, tra cui persone con disabilità, donne con almeno 2 figli minorenni o prive di impiego regolarmente retribuito, donne vittime di violenza, giovani ammessi agli incentivi all’occupazione, lavoratori molto svantaggiati. Il beneficio è condizionato all’incremento occupazionale da parte dell’azienda nel periodo d’imposta agevolato rispetto a quello precedente.

Sono esclusi dal novero dei fruitori dell’agevolazione i soggetti che non sono titolari di reddito d’impresa, come gli imprenditori agricoli o coloro che svolgono attività commerciali in via occasionale. La misura introduce il principio del “più assumi meno paghi”, spiegava a ottobre la premier Giorgia Meloni annunciando la deduzione, indicata anche del programma del governo. Che, restando in tema di rilancio dell’occupazione, ha appena incassato dall’Ue anche la proroga fino a fine anno della ‘decontribuzione Sud’.

La misura prevede la riduzione del 30% degli oneri sociali dovuti dai datori di lavoro delle regioni meridionali colpite dalle conseguenze socioeconomiche della guerra in Ucraina. Si tratta però dell’ultimo rinnovo possibile: con il ritorno al vecchio regime sugli aiuti di Stato, la misura dovrà infatti essere modificata. L’obiettivo, ha detto il ministro per gli Affari Ue, il Sud, la Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto, è trasformarla in uno strumento “più a lungo termine e più orientato verso gli investimenti”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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