In Italia i salari crescono troppo lentamente e, comunque, molto meno dell’inflazione. Il risultato è che, negli ultimi cinque anni, i salari reali hanno perso oltre l’11% del potere d’acquisto. E la prospettiva è quella di un’ulteriore contrazione, soprattutto se la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e il conseguente aumento dei prezzi dovessero protrarsi per molto tempo. È un quadro a tinte fosche quello che emerge dall’analisi redatta dall’Indeed Hiring Lab, dipartimento di ricerca economica del portale Indeed.
Tra 2021 e 2023, dunque dopo il Covid, l’aumento dei prezzi al consumo ha superato la crescita dei salari in molte economie avanzate, a cominciare dall’Italia. E il potere d’acquisto dei lavoratori è stato eroso. La ripresa da quello che gli analisti definiscono “shock inflazionistico” è stata disomogenea all’interno dell’Eurozona, con differenze significative tra i vari Stati membri.
Per valutare se i salari pubblicati negli annunci abbiano recuperato il potere d’acquisto perso durante l’impennata dei prezzi del 2021-2022, Indeed ha sviluppato un indice cumulativo dei salari reali, ricalibrato a 100 nel gennaio 2021. L’Italia rappresenta un’anomalia negativa, con un indice di 89,9. Lontani Paesi Bassi, con un indice di 99,7, Germania e Irlanda, entrambe a 99,1, Francia, ferma a 98,1, e Spagna, alla quale Indeed assegna un 96,2.
Tutti questi Paesi, dunque, sono vicini alla piena ripresa del potere d’acquisto e a premiarli è una crescita dei salari più forte del ritmo dell’inflazione. Nel caso dell’Italia, invece, i salari pubblicizzati sono inferiori di oltre 10 punti rispetto all’inflazione cumulativa. Questo divario riflette una crescita persistentemente debole delle retribuzioni pubblicate negli annunci di lavoro. Segno che la piena ripresa sarà lenta e graduale.
A complicare ulteriormente il quadro è il rallentamento della crescita dei salari pubblicati negli annunci: un fenomeno che, per Paesi come l’Italia, rende più difficile colmare il divario con l’inflazione. Il pieno recupero del potere d’acquisto, quindi, dipenderà dalla capacità di mantenere un ritmo di crescita salariale stabilmente superiore a quello dei prezzi.
In Italia questa sfida è particolarmente impegnativa: nei 12 mesi fino a gennaio 2026, l’aumento dei salari pubblicati negli annunci è stato dello 0,3%, nettamente inferiore all’inflazione dell’1,0%. Questo significa che il già ampio divario tra salari e inflazione continua a espandersi, allontanando ulteriormente la prospettiva di una convergenza.
«In Italia la lenta ripresa dei salari reali non sembra derivare da una debole domanda di assunzioni. Anzi, le offerte di lavoro restano ben al di sopra dei livelli pre-pandemici – spiega Lisa Feist, economista di Indeed – La domanda, però, non si è tradotta in una rapida crescita dei salari reali, causa fattori strutturali come i ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi. E, con la crescita salariale che ora rallenta nelle principali economie, queste differenze diventano ancora più rilevanti».

