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Una promozione al lavoro? No grazie, rimaniamo follower

Sempre più giovani rifiutano un ruolo di leadership. Una studiosa ne ha indagato i motivi

La definiscono così: la bellezza di essere un follower (e non più un gregario). Si intende quella attitudine che hanno sempre più giovani a non assumere posizioni di leadership nell’ambito lavorativo. Per loro, meglio, molto meglio, una carriera orizzontale o, al massimo, un percorso che massimizza l’approfondimento delle competenze tecniche.

Ma perché si tende a fare questa scelta? I motivi sarebbero almeno quattro secondo Giovanna Prina, partner della società di consulenza aziendale bbsette che ha condotto una piccola indagine su un campione di persone appartenenti a professioni e settori diversi e che hanno in comune, per l’appunto, l’aver consapevolmente rifiutato la promozione al ruolo di leader.

Primo motivo: essere un follower offre l’opportunità di imparare dagli altri. Per chi interpreta la crescita delle competenze come più rilevante della crescita verticale, essere un follower significa avere la possibilità di massimizzare l’apprendimento. Si impara osservando il leader e gli altri membri del team, ci si sente legittimati a fare domande e a sbagliare, a chiedere consiglio e aiuto. Il tutto, mentre il leader deve, invece, rasentare la perfezione.

Secondo motivo: un follower può usare le sue capacità per conquistarsi la partecipazione a progetti di valore. Essere considerati una persona di cui aver fiducia, affidabile e capace, può donare libertà di azione dove poter mettere in gioco le proprie competenze. E un follower che è riuscito a farsi riconoscere come una risorsa preziosa, forse, non sente alcuna necessità di diventare un leader insostituibile.

Terzo motivo: conquistando passo dopo passo il proprio spazio di autonomia, il follower può misurare concretamente il proprio valore e mettere sul tavolo il tipo di apporto che può offrire con le proprie idee e soluzioni, imparando anche a chiedere, in cambio, il corretto contributo.

Quarto motivo: come follower si ha la possibilità di lavorare in modo collaborativo con gli altri. Un follower può sentirsi più utile e attivo nel creare il senso di coesione del gruppo in un contesto di parità, senza dover governare l’ambivalenza tra aspetti professionali nella vita del team che invece il leader deve solitamente gestire.

In conclusione, quindi, si può affermare che, per alcune persone, è senz’altro bello fare il leader ma, per tante altre, è altrettanto importante avere spazio di manovra, libertà di azione e autonomia nel fare le cose. Degli eccellenti follower possono fare molto per l’azienda. A patto, naturalmente, che l’azienda decida di occuparsi davvero di loro.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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