203 visualizzazioni 2 min. 0 Commenti

Perché l’Italia continua a perdere talenti

Perché c'è la fuga dei cervelli
Tra il 2011 e il 2021 hanno lasciato il nostro Paese oltre 450 mila under 34. La paura di non trovare lavoro, della precarietà e di stipendi troppo bassi continua a fare la differenza

Il percorso per rendere l’Italia un Paese attrattivo sia per i nostri migliori cervelli che per quelli esteri è ancora lontano dal compiersi. Ancora oggi, infatti, sono molto di più quelli che se ne vanno anzichè quelli che arrivano.

Fuori dei confini nazionali, l’Italia è costituita oggi da circa 6 milioni di cittadini e cittadine, e i numeri continuano a crescere. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2023 della Fondazione Migrantes, le italiane all’estero sono praticamente raddoppiate (99,3%), i minori sono aumentati del +78,3% e gli over 65 anni del +109,8%.

Al contrario di quanto capita per gli italiani in Italia, l’Italia che risiede all’estero è sempre più giovane.

Gli italiani tra i 18 e i 34 anni che hanno trasferito all’estero la residenza tra il 2011 e il 2021 sono ben 451.585 a fronte dei 134.543 che hanno fatto il percorso inverso.

Ma c’è da dire che oltre la metà di questi giovani residenti all’estero si sono formati in Italia e hanno ottenuto un titolo di studio medio-alto. Tuttavia, ed è questo il punto, il nostro Paese non risulta ancora abbastanza attrattivo da far scegliere loro di rimanere. E questo rappresenta una grave perdita di capitale umano e di risorse.

Ma perché i talenti italiani decidono di andarsene? I motivi sono diversi, ma tutti legati tra loro: condizioni precarie di lavoro offerte, poca valorizzazione dei risultati raggiunti durante la formazione. E poi anche gli stipendi troppo bassi e le mansioni poco stimolanti.

Un sondaggio di CheEuropa del 2022 dichiarava che 600 mila italiani all’estero vorrebbero tornare, ma non lo fanno 1 su 3 perché non trova lavoro; 1 su 7 per paura del precariato; 1 su 8 perché pensa di non poter trovare un lavoro stimolante; 1 su 10 perché gli stipendi sono bassi.

Eppure, attrarre talenti in Italia è possibile. Servirebbero, però, interventi di politica attiva del lavoro più incisivi: aumentare i salari, favorire la meritocrazia, valorizzare i profili qualificati e le esperienze all’estero, migliorare l’equilibrio tra impegno professionale e vita privata, incentivare a rimanere gli studenti stranieri che vengono a formarsi in Italia. Un programma vasto che spetta alla politica realizzare.

Avatar photo
Redazione - Articoli pubblicati: 633

Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

Twitter
Facebook
Linkedin
Scrivi un commento all'articolo