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Perchè per migliorare davvero i dati sull’occupazione abbiamo bisogno di Centri per l’impiego migliori e più asili nido

Lo ha sottolineato l’economista Veronica De Romanis. Prima che per i fondi del Pnrr sia troppo tardi

Secondo l’economista Veronica de Romanis, nonostante i buoni dati sull’occupazione che si riferiscono allo scorso mese di febbraio, bisogna intervenire urgentemente sui Centri per l’impiego e gli asili nido.

Per capire fino in fondo cosa sta realmente accadendo al nostro mercato del lavoro, infatti, secondo la docente di Politica economica europea alla Stanford University, a Firenze e alla Luiss Guido Carli di Roma, è necessario prima di tutto disaggregare i dati.

Nella fascia 25-49 anni, l’occupazione sale mediamente dello 0,3% e il tasso di inattività scende. Tra i 15 e i 24 anni, invece, avviene il contrario: il tasso di occupazione scende (dello 0,4%) e quello di inattività sale. Simili dinamiche risultano ancor più evidenti se si guardano i numeri depurati dalla componente demografica: gli occupati nella fascia 15-34 anni scendono dello 0,2 per cento mentre quelli nella fascia 35-64 aumentano del 2.

“Proprio questi dati – evidenzia de Romanis – indicano con chiarezza le due sfide che il governo dovrà affrontare nei prossimi anni: la formazione e la demografia”.

Per quanto riguarda la prima, “i disoccupati – argomenta la studiosa – devono poter trovare un lavoro in tempi relativamente brevi. Hanno, quindi, bisogno di Centri per l’impiego capaci di offrire percorsi formativi individuali. Nel Pnrr, sono previsti circa 600 milioni per riformare i 500 centri esistenti. L’intervento è indispensabile e urgente: il rischio è quello di sprecare le risorse europee. E, sotto quest’aspetto, i dati disponibili non lasciano ben sperare. Per inserire circa 3 milioni di disoccupati di lunga durata con il programma Garanzia Occupabilità dei lavoratori (Gol), il Pnrr ha previsto 5 miliardi di fondi europei. Ma i dati Anpal mostrano che, ad oggi, solo uno su tre dei partecipanti al programma è occupato dopo sei mesi oppure è coinvolto in una misura di supporto: è chiaro che senza Centri per l’Impiego efficienti non si potranno ottenere risultati soddisfacenti”.

La seconda sfida sottolineata da de Romanis è, poi, quella della demografia: “Gli effetti di un Paese con sempre meno giovani e che, per di più, invecchia sono drammatici nel medio e lungo termine. Ma lo sono anche nel breve: lo dimostrano proprio i dati sull’occupazione”.

Ma come si inverte la curva demografica? “Aumentando l’occupazione femminile – è la risposta dell’economista – Essa, infatti, aumenta se ci sono infrastrutture sufficienti, quindi asili nido e infrastrutture per la cura degli anziani. Ma da noi meno di un bimbo su tre trova posto in un nido; al Sud meno di uno su otto. E se la versione iniziale del Pnrr includeva la costruzione di 264.480 posti in più, l’obiettivo è stato rivisto al ribasso: entro il 2026, i posti saranno 150.480, centomila in meno. Eppure – conclude de Romanis – è proprio dai posti negli asili che inizierebbe la ripresa del Paese”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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