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Lavoro, a febbraio 41mila in più con un contratto stabile

Nei giorni in cui la Cgil lancia la sua campagna contro il Jobs Act e la precarietà, l'Istat certifica l'aumento anche di coloro i quali, con rinnovata fiducia, si mettono alla ricerca di un impiego

Nei giorni in cui la Cgil lancia la sua campagna per l’abrogazione del Jobs Act e contro il precariato, l’Istat sentenzia che l’occupazione a febbraio è tornata a crescere spinta proprio dai contratti stabili.

Sul mese, gli occupati sono saliti di 41mila unità. Nell’arco dei 12 mesi (febbraio 2024 su febbraio 2023), i lavoratori in più sono 352mila. Il target dei 24 milioni di occupati è sempre più vicino, ad oggi siamo a 23,773 milioni, il numero più alto di sempre.

Gli occupati a tempo indeterminato sono +142mila unità in un mese mentre si registra un calo importante, -76mila unità, di quelli a termine.

Il numero di occupati permanenti ha sfiorato i 16 milioni (15.969.ooo, per l’esattezza), record storico, con una crescita di ben 603mila unità sull’anno; un trend che prosegue ormai dal post-pandemia.

Gli occupati a termine sono scesi a 2,8 milioni, ai livelli del 2017 (se si esclude lo shock pandemico). Anche il tasso di occupazione è salito, toccando il 61,9%, vicino al record di dicembre 2023 (62%).

Sta di fatto che mentre per gli uomini siamo al 70,9%, per le donne ci fermiamo al 52,8%.

A febbraio è in salito anche il tasso di disoccupazione (al 7,5%) con più 46mila disoccupati, ma non c’è da meravigliarsi perché è in diminuzione il tasso di inattività che è tornato vicino al minimo storico (33%), con -65mila unità, tra cui gli scoraggiati. Ci sono quindi più persone che si rimettono in cerca di un impiego, e in alcuni casi lo trovano.

Guardando all’età, le performance migliori riguardano la fascia tra i 25 e i 49 anni, con una crescita del tasso di occupazione dello 0,3%. L’occupazione under 25, invece, resta in difficoltà, con un calo del tasso di occupazione dello 0,4% e una crescita di inattivi e dei disoccupati. Il tasso di disoccupazione giovanile è al 22,8%, lontano anni luce dalla Germania, ferma al 5,8% grazie anche al sistema di formazione duale. Se si depurano i dati della componente demografica, a crescere sono soltanto i lavoratori nella fascia over 35, con un marcato calo di disoccupati e inattivi in quella 35-49 anni.

Davanti a questi dati, gli uffici studi di Confcommercio e Confesercenti sottolineano la “vivacità del mercato del lavoro”, anche se con un occhio di attenzione per le donne e per “il lavoro autonomo, in continua e preoccupante riduzione”. Mentre Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, l’Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali fondata da Marco Biagi nel 2000, ha avuto modo di sottolineare che la crescita dell’occupazione di qualità dipende pure dal calo demografico che spinge le aziende a utilizzare l’incentivo del tempo indeterminato per attrarre lavoratori.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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