610 visualizzazioni 3 min. 0 Commenti

Caldo record, con oltre 35 gradi si può chiedere la cassa integrazione

Nota dell'Inps: "Bisogna salvaguardare la salute dei lavoratori". Lo stabilimento Stellantis di Pomigliano si è fermato

Questi sono i giorni più caldi mai vissuti in Italia: l’anticiclone Caronte sta rendendo davvero difficile la vita con temperature record che diventano difficilmente sopportabili soprattutto per chi lavora. È notizia di queste ore, ad esempio, che a Treviso un panettiere di 60 anni è rimasto vittima del troppo caldo.

Sta di fatto che l’Inps, con una circolare, ha ricordato che in casi estremi come questo, i lavoratori possono chiedere la cassa integrazione ordinaria. “Le temperature eccezionalmente elevate (superiori a 35°) che impediscono lo svolgimento di fasi di lavoro in luoghi non proteggibili dal sole o che comportino l’utilizzo di materiali o lo svolgimento di lavorazioni che non sopportano il forte calore – ha scritto l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale – possono costituire evento che può dare titolo alla cassa integrazione ordinaria”. Si possono rilevare “anche le cosiddette temperature percepite” ricavabili, spiega ancora il messaggio, “anch’esse dai bollettini meteo, quando le stesse siano superiori alla temperatura reale”. Al ricorrere delle fattispecie evidenziate, quindi, “possono costituire evento che dà titolo al trattamento di integrazione salariale temperature percepite superiori a 35° seppure la temperatura reale è inferiore a questo valore”.

Ora, sembrerà del tutto superfluo ricordarlo, ma lo stesso, ha aggiunto l’Inps, vale per le condizioni di gelo: “Le temperature pari o al di sotto di zero gradi sono considerate idonee a giustificare una contrazione dell’orario, in relazione al tipo di attività svolta, alla fase di lavoro in atto nell’unità produttiva nonché all’altitudine del cantiere. Ovviamente, per il settore dell’edilizia, lo svolgimento al coperto o allo scoperto delle lavorazioni incide sulla valutazione, così come la natura del materiale usato che può essere più o meno sensibile al gelo”.

Ma c’è chi si è fermato per l’emergenza caldo? La risposta è affermativa: a Pomigliano d’Arco, Stellantis, dalle 16 di ieri, ha messo in libertà i lavoratori del reparto Panda che già si erano fermati spontaneamente per le condizioni del microclima della fabbrica. L’azienda ha incontrato i rappresentanti sindacali per la sicurezza per definire un piano ad hoc per questi giorni di caldo eccezionale ed è stata assicurata l’accensione degli impianti di raffreddamento h24 oltre la distribuzione di bottiglie di acqua e sconti sull’acquisto ai distributori di bevande energetiche.

Avatar photo
Redazione - Articoli pubblicati: 639

Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

Twitter
Facebook
Linkedin
Scrivi un commento all'articolo