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L’allarme della Cgil sulle pensioni pubbliche: “Sono sotto attacco”

A rischio circa 700 mila lavoratori iscritti alle gestioni CPDEL, CPS, CPI e CPUG: effetti particolarmente rilevanti sulle cosiddette carriere “miste”

Allarme della Cgil: il combinato disposto tra revisione delle aliquote di rendimento, l’incremento delle finestre mobili per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni CPDEL, CPS, CPI e CPUG e l’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita previsto per tutti a partire dal 2027, fa sì che le pensioni pubbliche finiscano sotto attacco.

In pericolo, secondo il sindacato di Maurizio Landini, ci sono circa 700 mila lavoratori pubblici iscritti alle gestioni CPDEL, CPS, CPI e CPUG, con effetti particolarmente rilevanti sulle cosiddette carriere “miste”, ossia quelle maturate tra sistema retributivo e contributivo.

Secondo le stime contenute nella relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2024, l’intervento determinerebbe inoltre un taglio complessivo di circa 32,9 miliardi di euro lordi nel periodo 2024-2043.

“Per la CGIL e la FP CGIL – si legge in una nota del sindacato – si tratta di una scelta profondamente sbagliata e iniqua, che colpisce lavoratrici e lavoratori, intervenendo retroattivamente sul rendimento di contributi già versati e modificando le aspettative previdenziali costruite in decenni di attività lavorativa”.

L’analisi evidenzia come il taglio delle aliquote di rendimento possa determinare riduzioni permanenti dell’assegno pensionistico estremamente rilevanti.

La Cgil a tal proposito fa tre esempi.

Per una retribuzione annua di 30 mila euro, il taglio annuo stimato varia da circa 927 euro fino a oltre 6.100 euro annui nei casi più penalizzati. Proiettando tale riduzione sull’attesa media di vita pensionistica, la perdita economica complessiva può arrivare fino a oltre 117 mila euro.

Per retribuzioni pari a 50 mila euro, il taglio annuo stimato varia da circa 1.545 euro fino a oltre 10 mila euro annui nei casi più penalizzati, determinando una perdita cumulata sull’attesa media di vita pensionistica compresa tra circa 29 mila euro e quasi 196 mila euro.

Nei casi di retribuzioni da 70 mila euro annui, la penalizzazione può raggiungere oltre 14 mila euro all’anno, con una perdita economica complessiva stimata superiore a 273 mila euro lungo l’intero periodo di pensionamento.

A tali effetti si aggiunge l’incremento delle finestre mobili per le pensioni anticipate delle gestioni pubbliche sopra indicate, introdotto dalla Legge di Bilancio 2024, che comporta un ulteriore slittamento dell’uscita dal lavoro.

“Nel pubblico impiego – denuncia poi la Cgil – il combinato disposto tra taglio delle aliquote, finestre mobili e adeguamento alla speranza di vita produrrà un progressivo allungamento della permanenza al lavoro anche per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa in giovane età e che, nonostante oltre quarant’anni di contributi, saranno costretti a rimanere ulteriormente in servizio per evitare penalizzazioni permanenti sull’importo della pensione”.

Infine, una specifica del sindacato: anche il personale sanitario non sfugge alla stretta:

“Anche il meccanismo di salvaguardia introdotto dalla normativa, basato sul prolungamento dell’attività lavorativa di almeno tre anni ulteriori rispetto al requisito della pensione anticipata, comporterebbe comunque il raggiungimento di anzianità lavorative pari a 46 anni e 6 mesi, 46 anni e 7 mesi e 46 anni e 10 mesi di attività, pur di evitare la penalizzazione economica sulla pensione. Una condizione particolarmente grave in settori caratterizzati da elevato stress lavorativo, turnazioni e carichi fisici e psicologici rilevanti”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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