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Una donna su dieci si vede negare dal partner la possibilità di lavorare

L'indagine WeWorld/Ipsos: un viaggio nella violenza economica. E nel cuore della cultura patriarcale

Una donna su dieci si è vista negare dal partner la possibilità di lavorare. A stimarlo è un’indagine di WeWorld e Ipsos sulla violenza economica. La quale, si legge nel rapporto, “spesso è il primo segnale di un atteggiamento violento che può sfociare in altri gesti di violenza: è quindi un reato spia, cui bisogna dare attenzione”.

Quest’allarme è stato raccolto, già prima dell’omicidio di Giulia Cecchettin, dalla ministra per le Pari opportunità Eugenia Roccella mentre era in procinto di firmare un protocollo d’intesa con il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. E, pochi giorni fa, la commissaria della Consob Gabriella Alemanno, intervistata dal Corriere, ha aggiunto: “Sappiamo quale piaga sia la violenza sulle donne. Essa, spesso, è il culmine di un processo che parte da altre forme di sopruso, a partire dalla violenza economica. Quest’ultima si realizza in ambito domestico ma anche in ambito lavorativo. Pensiamo alle donne con retribuzioni più basse a parità di mansioni (ne abbiamo parlato qui). Ma anche alle imprenditrici che faticano ad avere accesso al credito e devono cedere il passo a fratelli e mariti nella gestione delle imprese. E tutto questo per motivi culturali, indipendenti dal merito. Il problema, quindi, non sta solo nel fatto che le donne hanno entrate inferiori. Ma che sono anche meno informate sugli aspetti finanziari. E molto spesso delegano la gestione dei soldi agli uomini della famiglia. A costo, però, di impedirsi di avere il futuro nelle proprie mani”.

È quindi il caso di aggiungere, ai numeri sulla violenza fisica, qualche dato in più sulla violenza economica. L’hanno fatto, su lavoce.info, le economiste Marina Della Giusta e Maria Laura Di Tommaso. Il loro lavoro ha preso le mosse dal dato di una donna su dieci allontanata dal lavoro dal partner.

Ma, per loro, è stato importante anche definire il fenomeno: “La violenza economica – hanno evidenziato – discende da un modello deliberato di controllo in cui gli individui interferiscono con la capacità del loro partner di acquisire, utilizzare e mantenere risorse economiche. Si tratta di comportamenti che controllano, sfruttano o sabotano le risorse economiche di un individuo. Le tattiche di abuso economico includono l’accesso ridotto ai risparmi e ai beni, il causare deliberatamente l’insicurezza abitativa attraverso il danneggiamento della proprietà o non pagando l’affitto o il mutuo e le interferenze negative con il lavoro e la partecipazione a percorsi educativi”.

Come dire, la cultura patriarcale si esplica anche sotto questa forma. Se non soprattutto.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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