551 visualizzazioni 2 min. 0 Commenti

Stipendi troppo bassi: lascia il posto fisso in Comune un dipendente su tre

Il dato della Fondazione Ifel: quello statale fatica a imporsi come "un posto figo"

Altro che “posto fisso, posto figo”, come da slogan della campagna pubblicitaria promossa dal Ministero della Pubblica Amministrazione (vedi qui) o “Quo vado”, il film di Checco Zalone che esaltava il posto statale: questi sono tempi grami per gli enti pubblici.

Lo dimostra un recente dato riportato nel rapporto “Personale comunale e formazione: competenze e scenari” realizzato dalla Fondazione Ifel e presentato a Napoli in occasione dell’incontro “Pnrr: il fattore umano”: il personale nel comparto comunale è calato del 28% dal 2007 al 2021. E questo fenomeno, secondo i dati, ha avuto un picco nel 2021, anno in cui hanno detto addio al posto fisso addirittura 14.549 dipendenti (numero che, naturalmente, non comprende coloro che sono andati in pensione), quasi 40 al giorno.

Ma perché si assiste a questo generale fuggi fuggi? Uno dei principali motivi alla base delle dimissioni è da ricercare negli stipendi considerati troppo bassi per affrontare le spese quotidiane, fa presente lo stesso studio.

Sta di fatto che il presidente Ifel nonchè sindaco di Novara, Alessandro Canelli, ha commentato spiegando che questa riduzione “nella maggior parte dei casi incide fortemente su uffici tecnici e di pianificazione territoriale”. Il tutto, mentre gli enti sono impegnati col Pnrr. “Ma, nonostante questa situazione del personale e dei dipendenti comunali – ha comunque tenuto a precisare Canelli – i Comuni stanno facendo la loro parte molto bene perché più del 90% delle risorse assegnate stanno marciando in maniera spedita e secondo i crono programmi”.

Sarà. Qualcosa, in ogni caso, deve cambiare. Di recente, Tortuga, il think-tank italiano di ricercatori e studenti del mondo dell’economia e delle scienze sociali, ha sostenuto che il mito del posto statale assai poco stimolante si supererebbe con la mobilità: “Essa va interpretata come uno strumento di sviluppo delle carriere che, a differenza della partecipazione ai concorsi, potrebbe permettere più rapidi e fluidi ricambi. Anche perché – è stato il ragionamento di Tortuga – in una organizzazione, si possono raggiungere importanti guadagni di efficienza proprio tramite una migliore riallocazione dei lavoratori”. E magari facendo guadagnare qualcosina in più.

Avatar photo
Redazione - Articoli pubblicati: 639

Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

Twitter
Facebook
Linkedin
Scrivi un commento all'articolo