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Pur di lavorare, i giovani del Sud fanno i badanti

L’ultimo rapporto di Domina, l’associazione nazionale delle famiglie datori di lavoro domestico, svela il fenomeno che coinvolge con un vero e proprio boom anche i maschi. Ma spesso, senza contratto. E con paghe da fame

L’ultimo rapporto di Domina, l’associazione nazionale delle famiglie datori di lavoro domestico, svela che sono sempre di più i giovani meridionali che si adattano a fare i badanti o le colf. In tutt’Italia, gli under 30 che lavorano con queste menzioni sono 52 mila: il 5,7% del totale degli occupati in questo settore. Nella sola Campania, però, i giovani lavoratori domestici rappresentano l’8,5%: un dato doppio rispetto alla media nazionale e secondo solo a quello della Calabria (10%).

Se a questi dati, poi, si incrociano quelli dell’Osservatorio Inps, si ottiene un quadro ancora più dettagliato potendosi notare come nelle realtà più economicamente avanzate del Paese la maggioranza di questi lavoratori è straniera (oltre il 65%) mentre, sempre in Campania, ben il 54% dei 3.777 under 30 occupati come colf e badanti è italiana. Un dato cresciuto del 45% in un solo decennio con un aumento record: il triplo della media nazionale ferma al 15%.

Ma quanto guadagnano questi giovani collaboratori domestici italiani? Dalla banca dati dell’Inps, emerge anche il dato delle retribuzioni annue. Mentre a livello nazionale i lavoratori domestici under 30 italiani hanno una retribuzione media annua di 3.700 euro, in Campania, oltre la metà guadagna (al di là del sommerso) meno di 3 mila euro in dodici mesi. Uno stipendio nettamente inferiore alla soglia di povertà che rende questa platea un esempio di working poor.

Del resto, Eurostat, ha rilevato che in Campania i working poor superano il 42%: una delle percentuali più alte dell’intero continente.

D’altronde, rimanendo in Campania, la disoccupazione giovanile ha toccato nei primi mesi del 2024 il 32,4%: un dato doppio rispetto a quello nazionale del 16,7%. E la fame di lavoro è un fattore che spinge molti ragazzi a intraprendere lavori umili, con contratti spesso precari e in condizioni di poca trasparenza per quel che riguarda le reali ore lavorate.

Sta di fatto che, davanti a questo quadro, è paradossale che, secondo l’aggiornamento trimestrale di Unioncamere e Anpal, dei 35 mila posti di lavoro offerti in Campania nel gennaio 2024, meno del 50% sia stato coperto a causa della mancanza di candidati.

Ma, tornando al boom di badanti under 30: da un lato, c’è da considerare la cronica mancanza di occasioni di lavoro alternative per chi ha basse qualifiche, dall’altro anche l’esponenziale aumento dell’età di tanti anziani che vivono di più. In Campania, il 5,6% dei residenti ha superato gli 80 anni e ci sono 52 mila famiglie che hanno bisogno di aiuto familiare.

In Italia, in questo settore, si stimano circa 4 milioni di persone coinvolte, tra lavoratori e datori di lavoro che pagano in nero i dipendenti. E c’è da dire che quest’ambito di cura e assistenza tra le mura domestiche induce un consistente aumento del Pil a livello nazionale: le famiglie spendono oggi 7,7 miliardi per i lavoratori domestici regolari, a cui si aggiungono 6,6 miliardi per la componente irregolare. Si tratta, quindi, di oltre 14 miliardi. Il che porta allo Stato un risparmio di circa 9 miliardi, pari a mezzo punto percentuale di Prodotto lordo, ovvero l’importo di cui le casse pubbliche dovrebbero farsi carico se gli anziani accuditi in casa venissero ricoverati in struttura.

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Collaboratore - Articoli pubblicati: 9

Napoletano di Castellammare. Giornalista professionista dal 2010. L'economia e il lavoro dopo sport, cronaca e politica. Federiciano, europeista, romanista (non necessariamente in quest'ordine). Zio di Martina

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