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Al Sud c’è un grande divario tra gli stipendi che garantisce il pubblico e quelli dei privati

Lo studio della piattaforma Economika: "Il divario più ampio in Calabria, dove un lavoratore pubblico guadagna in media 34.800 euro lordi l’anno contro i 16.700 del privato: oltre il 108% in più"

La piattaforma Economika, elaborando i dati Inps, sui redditi medi annui lordi del 2024, ha verificato che, nel Mezzogiorno, lavorare nel settore pubblico può significare percepire una retribuzione annua quasi doppia rispetto a quella di un dipendente privato.

Come dire: al Sud, il posto fisso non significa solo una stabilità notevole, ma anche un guadagno molto più ampio. Segno, evidentemente, della debolezza del mondo delle imprese, soprattutto piccole e medie, che caratterizzano il suo territorio.

“Il divario più ampio si registra in Calabria, dove un lavoratore pubblico guadagna in media 34.800 euro lordi l’anno contro i 16.700 del privato: oltre il 108% in più”.

Fatto sta lo studio condotto da Lorenzo Ruffino segnala che la situazione è simile in Campania, Puglia e Sicilia, dove le retribuzioni pubbliche si avvicinano ai 37.000, mentre quelle private restano sotto i 19.000.

Al Nord, invece, com’è la situazione? Per fortuna, qui il gap è molto più contenuto. Gli stipendi privati sono in media molto più alti.

In Lombardia, per esempio, la retribuzione media annua è di 34.200 euro nel pubblico e di 31.500 nel privato: appena 2.700 di differenza.

In ogni caso, a livello nazionale, nel 2024 i dipendenti pubblici hanno percepito in media 35.350 euro lordi, contro i 24.486 dei lavoratori privati.

“Il confronto, però – evidenzia ancora Economika – va letto con cautela. Il dato misura il reddito maturato nell’intero anno e non lo stipendio a parità di mansione. I dipendenti pubblici hanno avuto mediamente 283 giornate retribuite, contro le 247 del privato, e oltre l’83% lavora a tempo indeterminato. Nel settore privato pesa la precarietà con il part-time, i contratti brevi, il lavoro stagionale e i rapporti intermittenti, che rappresentano una costante”.

La piattaforma ricorda poi che dietro ai bassi salari privati c’è un problema strutturale: la produttività italiana è praticamente ferma da oltre vent’anni: “Tra il 2000 e il 2024 il Pil per ora lavorata è cresciuto appena dello 0,7%, anche per lo spostamento dell’occupazione verso servizi ad alta intensità di lavoro ma a basso valore aggiunto. Nello stesso periodo, tra il 2004 e il 2024, il reddito medio da lavoro è diminuito in termini reali del 7,2%. L’aumento dei prezzi degli ultimi anni ha aggravato ulteriormente il problema. Nel primo trimestre del 2026 i salari reali italiani erano ancora inferiori del 6,1% rispetto all’inizio del 2021: il peggior risultato tra le principali economie Ocse”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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