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Non solo le star del calcio, i Paesi arabi ora tentano anche i lavoratori della nostra sanità

Il Sistema Nazionale, pure dopo il Covid, non soddisfa le richieste di medici e infermieri. Così, in 500 già sono con le valigie in mano, allettati da stipendi che possono arrivare anche a 20mila dollari al mese e da benefit da mille e una notte

Non solo Cristiano Ronaldo, Neymar, Benzema, Koulibaly o l’ex ct della Nazionale Roberto Mancini, non solo le grandi star del calcio: i Paesi arabi sono sempre più attrattivi anche per i semplici lavoratori, a cominciare da quelli del comparto sanitario. Lo rilevano l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia (Amsi) e l’Unione medica euro mediterranea (Umem).

Più nello specifico, sono oltre 500 i professionisti della sanità italiana che, solo negli ultimi tre mesi, si sono dichiarati disponibili a lasciare il nostro Paese, da soli o con le famiglie, per prestare servizio nella penisola arabica. Si tratta di un trend importante, che nelle ultime settimane ha fatto registrare una impennata del 40% grazie a stipendi che raggiungono anche i 20mila dollari al mese e benefit altrettanto allettanti.

Volendo essere più precisi, gli stipendi dei medici oscillano tra i 14mila e i 20mila dollari; per gli infermieri, i salari, invece, vanno da 3mila a 6mila dollari. I benefit riguardano ogni tipo di servizio, la casa, l’inserimento scolastico per i figli e varie agevolazioni fiscali. Così, per medici e infermieri è davvero difficile dire di no.

Nel mondo arabo, del resto, la popolazione sta vivendo un processo di invecchiamento fisiologico. Di conseguenza, si ha un enorme bisogno del loro lavoro. In Arabia Saudita, il governo ha stanziato in sanità ben il 10% del Pil, con ospedali e cliniche all’avanguardia.

Ma, più nello specifico, chi sta preparando le valigie alla volta dei Paesi del Golfo? Si tratta di 250 medici specialisti, 150 infermieri e 100 tra medici generici, fisioterapisti, farmacisti, podologi e dietisti. Mentre la sanità pubblica italiana non riesce a soddisfare nemmeno dopo il Covid le richieste degli operatori, si registra, quindi, una fuga non solo verso il settore privato, ma anche verso realtà lontane.

Foad Aoli, presidente di Amsi, la spiega così: “Bastano tre mesi a fronte dell’anno e mezzo di attesa che registriamo in Italia per essere ammessi dalla presentazione della domanda, con diploma di formazione, specializzazione e certificato di buona condotta del ministero e dell’ordine professionale. Ovviamente, poi, occorre un ottimo inglese. Il curriculum minimo? Varia in base alla professione: gli infermieri devono essere in attività da almeno due anni, i medici specialisti da tre anni e i medici generici da cinque”.

Le proiezioni, in ogni caso, parlano chiaro: entro il 2030, solo in Arabia Saudita serviranno 44mila medici e 88mila infermieri. E le specializzazioni più richieste saranno quelle in dermatologia, chirurgia generale, medicina estetica, ortopedia, gastroenterologia, ginecologia, pediatria, oculistica, emergenza, chirurgia plastica, otorinolaringoiatria, odontoiatria. E poi: infermieri specializzati, fisioterapisti, farmacisti e dietisti. La campagna acquisti promette di essere solo all’inizio.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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