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Per iniziare subito a lavorare conviene andare a studiare all’estero?

I dati scaturiti dalla Fiera Universitaria Internazionale organizzata da Valdo Academics

Il primo impiego, l’entrata nel mondo del lavoro, si conferma molto più difficile in Italia rispetto all’estero. Lo si è sottolineato anche nel corso della Fiera Universitaria Internazionale organizzata da Valdo Academics dove è emerso il dato secondo il quale nelle università europee più competitive fino all’83% degli studenti riceve un’offerta di lavoro prima della laurea, mentre in Italia solo il 74% dei laureati risulta occupato a un anno dal titolo.

Come dire: il divario c’è ed è bello evidente.

Alla base di questa differenza vi è, all’estero, un approccio formativo più orientato all’esperienza pratica e al contatto diretto con le imprese. In molti atenei internazionali, stage, tirocini e programmi di apprendistato sono parte integrante del percorso accademico e consentono agli studenti di acquisire competenze operative già durante gli studi.

Se molti pensano di andare a studiare all’estero, allora, non c’è da stupirsi. Ma quanto costa?

Sempre nel corso della Fiera Universitaria, è venuto fuori che spesso si pensa che studiare all’estero sia proibitivo, ma il costo dipende molto dal Paese e dall’orizzonte temporale con cui lo si valuta. Frequentare le più prestigiose università olandesi vuol dire spendere meno di 3.000 euro l’anno in rette universitarie. Certo, le università inglesi possono costare dieci volte tanto, ma se consideriamo un orizzonte temporale di 6-7 anni, un laureato presso un’università come la UCL a Londra probabilmente vanterà 4 anni di lavoro molto ben retribuito.

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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