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L’Intelligenza Artificiale cambierà (anche) la Pubblica Amministrazione?

Secondo Anna Corrado, magistrato amministrativo ed esperta del Consiglio Anac, è inevitabile. Ma di fronte al nuovo lavoro pubblico bisogna farsi trovare pronti

Dati Istat alla mano, negli ultimi dieci anni, i Comuni hanno perso 80 mila dipendenti. Non solo: dei sopravvissuti, solo l’1,9% è under 30 e il 24% ha titoli inferiori al diploma. Davanti a questo quadro, Anna Corrado, magistrato amministrativo presso il Tar Campania nonché esperta del Consiglio dell’Anac dal 2015, si è interrogata sulle pagine del Corriere della Sera davanti alla domanda se l’Intelligenza Artificiale, in un futuro prossimo, può venire in soccorso.

“Il rapporto tra pubblica amministrazione e nuove tecnologie, tra cui i sistemi di intelligenza artificiale, è destinato ad assumere centralità per i diritti e le garanzie dei cittadini che allo stato trovano adeguata tutela nell’ambito dei procedimenti amministrativi – ha messo in premessa Corrado – I tempi sono maturi per porre il tema dell’eventuale impatto che le tecnologie avanzate avranno in ambito pubblico, non solo sul fronte dei dati da utilizzare per le varie finalità di interesse pubblico o della tipologia di attività che meglio si presta all’automazione, ma anche della capacità delle amministrazioni di far fronte ai cambiamenti del futuro prossimo”.

“La digitalizzazione pone il tema di una grande efficienza e potenzialità conoscitiva, ma anche quello di un cambiamento dagli esiti non sempre prevedibili, che va presidiato e monitorato – ha avvertito l’esperta – In quest’ambito, va considerato il livello di prontezza dei funzionari pubblici ad operare per un’amministrazione 4.0, al fine di scongiurare il timore che l’uomo si consegni alla macchina e che si assicuri un ruolo servente alla tecnologia”.

“È ben noto – ha continuato l’esperta – che nelle amministrazioni ci sono pochi giovani e pochi tecnici: al grido d’allarme più volte lanciato riferito alla scarsa presenza delle cosiddette professionalità STEM (science, technology, engineering and mathematics) si aggiunge, in modo ancora più incalzante, il tema di come rendere attraente, agli occhi di queste nuove figure professionali, il lavoro pubblico”.

“È evidente – ha incalzato Corrado – che i giovani matematici, informatici, ingegneri, fatta eccezione per il mondo universitario, non pensano alla pubblica amministrazione come naturale sbocco della loro carriera lavorativa  (nonostante questo, chi se lo ricorda?, ndr)”.

Fatto sta che “se queste figure professionali non hanno bisogno del pubblico per lavorare, la Pubblica Amministrazione, invece, avrà sempre più bisogno di loro per operare, perché sempre di più si porrà il tema di procedure amministrative digitali nell’ambito delle quali i diritti e le garanzie saranno assicurati attraverso piattaforme informatiche, software e algoritmi”.

“Così – ha sottolineato la giudice amministrativa – accanto alle più tradizionali competenze giuridiche ed economiche, saranno sempre più necessarie quelle tecnico-scientifiche. Questo, senza considerare che l’utilizzo di procedure automatizzate pone anche il rilevante tema dell’ automation bias e cioè il rischio che i funzionari pubblici ripongano eccessiva fiducia nel supporto tecnologico, in senso acritico, anche in caso di errori evidenti; ovvero quello dei rischi che possono essere indotti dall’avarizia cognitiva che può portare il funzionario pubblico ad appiattirsi sulla decisione della macchina per evitare difficili scelte o evitare di condurre quelle attività di analisi e valutazioni che di regola precedono le decisioni amministrative”.

Ora, ha analizzato ancora Corradi, “gran parte delle amministrazioni pubbliche potrebbero già considerarsi a rischio automation bias strutturale in ragione sia della elevata età media dei funzionari pubblici sia della scarsa presenza di tecnici in grado di incidere sul tradizionale modo di operare amministrativo. E per rendere allettante l’alternativa lavorativa pubblica per i funzionari 4.0 il primo problema da risolvere è quello della retribuzione: troppo poco competitiva rispetto al mondo privato, non solo all’ingresso ma anche per la sua lenta progressione negli anni. In più, anche la prospettiva di carriera non è incoraggiante: senza valutazioni professionali intermedie si giunge a posizioni dirigenziali troppo lentamente. E così accanto al tema di come fare entrare i giovani tecnici nelle Pubblica Amministrazione, esiste anche quello di riuscire a trattenerli”.

“Si sa che i giovani rappresentano una grande opportunità per la pubblica amministrazione per la loro naturale propensione al digitale, senza che ne risultino intimoriti: i giovani intuiscono le nuove tecnologie, prima ancora di leggere istruzioni e manuali. E la Pubblica Amministrazione ne ha bisogno, non solo per inevitabili ragioni di turn over, ma anche per stare al passo con i tempi e presidiare dall’interno i cambiamenti”.

“La sfida che deve raccogliere l’amministrazione pubblica, allora, accanto a quella digitale – è stata la conclusione di Corrado –  è quella di assicurarsi una sopravvivenza consapevole”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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