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Focus sul Decreto Lavoro 2026: cosa cambia

Al di là del salario giusto, il provvedimento riserva novità anche per i rinnovi contrattuali spingendo sul rispetto dei tempi

Oltre al salario giusto, il Decreto Lavoro appena approvato dal Parlamento cosa prevede?

In primis, bisogna ricordare la decontribuzione sulle assunzioni stabili di alcune categorie di lavoratori: essa viene prorogata fino al 31 dicembre 2026. In particolare, per l’assunzione a tempo indeterminato delle lavoratrici svantaggiate è riconosciuto, per massimo ventiquattro mesi, l’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro fino a 650 euro mensili; cifra che aumenta a 800 euro se residenti nelle regioni della Zes.

Per gli under 35 il tetto è di 500 euro mensili, che vendita a 650 euro nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria.

Per tutte le altre assunzioni di disoccupati in zona Zes, infine, l’esonero è pari a 650 euro mensili.

In alcuni casi, si legge poi nel provvedimento, la decontribuzione può essere di 12 mesi e non di 24. Sono anche previsti dei paletti per le imprese : possono beneficiare della decontribuzione solo quelle con massimo 10 dipendenti, che non hanno licenziato nei sei mesi precedenti e nelle quali le assunzioni portino a un aumento occupazionale netto.

Per il capitolo rinnovi contrattuali, il Decreto spinge sul rispetto dei tempi. In caso di mancato rinnovo entro i primi nove mesi successivi alla scadenza e in assenza di diverse indicazioni contrattuali, scatta l’adeguamento retributivo – a titolo di anticipazione forfettaria – pari al 50% dell’Ipca (al netto dei prodotti energetici importati). 

Il Decreto Lavoro contiene anche delle misure per incentivare il lavoro stabile e cercare di ridurre i rapporti precari. Il testo prevede l’esonero contributivo totale per due anni per un tetto massimo di 500 euro mensili per la trasformazione – tra il primo agosto e il 31 dicembre 2026 – dei rapporti di lavoro precario in contratti a tempo indeterminato per il personale non dirigenziale.

La durata massima dei tirocini nello stesso gruppo di imprese viene limitata a un anno.

Previsto anche uno sgravio contributivo fino all’1% nel limite di 50mila euro annui per il 2026, 2027 e 2028 per le aziende che favoriscono la conciliazione lavoro-famiglia .

Uno dei temi che il Decreto Lavoro affronta, poi, è quello dei rider, diventati dei veri e propri emblemi dello sfruttamento del lavoro. Per questo, il provvedimento definisce l’ambito di applicazione delle misure di contrasto del caporalato digitale, limitandole al momento solo ai rider. Dalla verifica dell’identità digitale alla trasparenza dell’algoritmo, il decreto introduce norme più severe contro il caporalato digitale e a protezione dei rider al servizio delle maxi piattaforme.

Per i rider si può aggiungere l’accesso alla piattaforma mediante un’identità digitale come Spid, Carta di identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) e il divieto di cessione delle credenziali. La piattaforma non può rilasciare più di un account per ogni singolo codice fiscale né commissionare prestazioni temporalmente inconciliabili allo stesso lavoratore. In caso di violazione, scatta una sanzione amministrativa da 1.000 a 1.500 euro.

 

 

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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