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Il Dl Lavoro diventa legge (e con esso anche il “salario giusto”)

La premier Meloni: "Difendiamo chi lavora, chi favorisce nuove occupazioni e le imprese che investono sulla qualità"

L’Italia, almeno fino a quando sarà in carica il governo Meloni, non avrà il salario “minimo”. Ma quello “giusto” sì. Il Parlamento, infatti, ha dato il via libera definitivo al decreto Lavoro del Primo maggio scors da circa 1 miliardo di euro la cui principale novità è proprio l’introduzione del salario “giusto”.

Di cosa si tratta? Mentre il salario “minimo” avrebbe stabilito per legge con tetto minimo di remunerazione oraria a 9 euro lordi uguale per tutti i lavoratori, il salario “giusto” è un trattamento economico complessivo (Tec) sulla base dei ccnl che garantisce quindi retribuzioni non inferiori ai minimi tabellari stabiliti dai principali contratti collettivi nazionali.

In base alle modifiche introdotte nell’iter parlamentare, il Tec dovrà prevede tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, mensilità aggiuntive, indennità e prestazioni di welfare.

Sta di fatto che il decreto Lavoro appena approvato contiene anche altre novità: la proroga fino al 31 dicembre della decontribuzione sulle assunzioni stabili di under 35 per due anni, con uno sconto totale massimo fino a 500 euro al mese o fino a 650 euro per le assunzioni nella Zes.

L’estensione fino a fine anno anche del bonus per le donne con uno sgravio contributivo per 24 mesi fino a 650 euro al mese e fino a 800 euro per le lavoratrici nella Zes. In alcuni casi, poi, la decontribuzione può essere di 12 mesi. Ma sono previsti anche dei paletti per le imprese: ne possono beneficiare solo quelle con massimo di 10 dipendenti, che non abbiano licenziato nei sei mesi precedenti e nelle quali le assunzioni portino ad un aumento occupazionale netto.

Il dl prevede poi degli incentivi per stabilizzare il lavoro come l’esonero contributivo totale per due anni per un tetto massimo di 500 euro mensili per la trasformazione – tra il primo agosto ed il 31 dicembre 2026 – dei rapporti di lavoro precario in contratti a tempo indeterminato per il personale non dirigenziale.

Un capitolo è dedicato anche ai rider e alla lotta al caporalato: dalla verifica dell’identità digitale alla trasparenza dell’algoritmo, il decreto introduce norme più severe contro il caporalato digitale per i rider al servizio delle maxi piattaforme. Il rapporto di lavoro si considererà di tipo subordinato nel momento in cui emergano circostanze che indicano l’esistenza di poteri di direzione e controllo.

Per le aziende che favoriscono la conciliazione lavoro-famiglia, è previsto poi lo sgravio contributivo fino all’1% nel limite di 50mila euro annui per il 2026, 2027 e 2028.

Mentre, per la previdenza complementare, torna al 50% la quota che può essere liquidata in forma di capitale (cioè in un’unica soluzione) al momento del pensionamento, rispetto al 60% previsto dalla manovra di bilancio.

Giorgia Meloni ha commentato il dl così: “Manteniamo gli impegni presi con gli italiani: difendere chi lavora, favorire nuove occupazioni, premiare le imprese che investono sul lavoro di qualità”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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