Si aspettano pensioni basse, ma spesso non aderiscono alla previdenza complementare per diffidenza e tendenza a procrastinare. Vorrebbero lasciare il mondo del lavoro a 60 anni, ma sono rassegnati a farlo non prima dei 69. Se si mettono insieme questi due dati, non c’è da meravigliarsi del fatto che i lavoratori italiani guardino al futuro con sostanziale sfiducia.
Lo scenario emerge con chiarezza dal settimo rapporto Assogestioni-Censis “Le opportunità della previdenza complementare”. In media i lavoratori intervistati, tutti di età compresa tra 18 e 50 anni, prevedono che la loro pensione pubblica sarà pari al 48,4% della busta paga. Soltanto il 17,4% dei lavoratori, dunque, ritiene che la sua pensione sarà superiore al 60% dell’attuale retribuzione.
I numeri, dunque, spiegano efficacemente la sfiducia e la rassegnazione dilaganti tra i lavoratori. E di certo nemmeno l’ultimo rendiconto sociale presentato dall’Inps vale a rincuorarli. Secondo l’Istituto, infatti, nel 2025 l’importo medio delle pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti è stato di appena 1.876,1 euro al mese. Per le lavoratrici, tra l’altro, la prospettiva pensionistica è ancora più angosciante: l’assegno medio per il gentil sesso si ferma a 1.491,7 euro, inferiore del 34% ai 2.260,6 euro medi mensili degli uomini.
In questo contesto, come spiega bene la ricercatrice Costanza Corsini, c’è la «rassegnata consapevolezza che la pensione pubblica da sola non basta più». Dal settimo rapporto Assogestioni-Censis, infatti, emerge come i lavoratori ben comprendano la rilevanza della previdenza integrativa ma come, nello stesso tempo, continuino a conoscerla poco, a rinviare la scelta o a guardarla con diffidenza. Soltanto il 17% dei lavoratori italiani di età compresa tra 18 e 50 anni ne ha una conoscenza effettiva, mentre il 45 è convinto di avere altre priorità in questo momento e che quindi alla pensione penserà in un successivo.
Per far comprendere ai lavoratori l’importanza della previdenza complementare e aiutarli a superare diffidenza e “pigrizia”, quindi, appare decisiva la consulenza. Ed è legittimo ipotizzare un ruolo anche per l’intelligenza artificiale. Il 55,9% dei lavoratori italiani, infatti, vorrebbe essere affiancato da professionisti esperti per capire bene contenuti, opportunità, benefici e rischi della previdenza complementare. Il 42,8% utilizzerebbe, se fosse disponibile, un’intelligenza artificiale fondata su una base di informazioni certificate per meglio comprendere le opportunità connesse al risparmio pensionistico volontario e privato.

