Secondo il sito ailayoffs.live, in Europa, negli ultimi tre anni, l’impatto dell’Intelligenza artificiale sul mondo del lavoro è stato devastante: le nuove tecnologie hanno causato la perdita di 425mila posti. Ma non solo: nell’immediato futuro, 1 posto di lavoro su 4 può essere considerato a rischio.
Come riportato dall’International Labour Organization, ripresa da Consumers’ Forum – ente indipendente di cui fanno parte associazioni di consumatori, imprese industriali e di servizi e le loro associazioni di categoria – le professioni più a rischio sono quelle che includono attività ripetitive e componenti digitali e testuali facilmente automatizzabili: assistenza amministrativa, customer care e call center, impiegati di banche e poste, cassieri e traduttori.
Sta di fatto che non tutti sono preoccupati dagli sviluppi dell’IA. Il fondatore di Amazon Jeff Bezos, ad esempio, ha dichiarato che “la gente sta saltando alla conclusione che i posti di lavoro spariranno. Ma penso che stia sbagliando”.
Secondo lui, l’Intelligenza artificiale porterà invece delle “età dell’oro”.
La preoccupazione resta però alta. In Italia, la premier Giorgia Meloni, Papa Leone XIV e il Governatore di Bankitalia Fabio Panetta hanno avuto modo di esternarla ognuno a modo suo.
Il mercato italiano dell’IA, del resto, ha già raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, il 50% in più rispetto al 2024. E, di conseguenza, saper governare prompt e algoritmi è sempre più centrale per chi si affaccia al mondo del lavoro.
Secondo uno studio del Politecnico di Milano, in Italia nel 2025 il numero di annunci di lavoro che richiedono competenze legate all’IA è cresciuto del 93%.
La nuova tecnologia coinvolge già tantissimi aspetti della vita quotidiana dei cittadini: un terzo degli italiani già usa l’IA per indirizzare i propri acquisti online. Un valore potenziale di circa 22 miliardi di euro all’anno. Sopra Steria stima che in Europa, entro i prossimi 10 anni, il valore delle transazioni online guidate da assistenti intelligenti raggiungerà i 310 miliardi di euro.
“Eppure – hanno osservato il presidente e la vicepresidente di Consumers’ Forum, Furio Truzzi e Patrizia Modesti – la risposta a questi problemi arriva proprio dall’intelligenza artificiale: l’AI permette la creazione di nuovi posti di lavoro e di nuove professioni, compensando le perdite e creando nuove opportunità a livello occupazionale. Può inoltre offrire soluzioni per limitare l’impatto sull’ambiente, ottimizzare l’uso delle risorse, ridurre i consumi energetici e gli sprechi e migliorare i processi produttivi. Ed è proprio per questo che, anche su sollecitazione delle associazioni dei consumatori, chiederemo all’Ue di accelerare sull’algoretica, affinché l’AI sia al servizio dei cittadini e diventi uno strumento per migliorare la vita quotidiana delle persone e non per governarla”.

