Secondo uno studio dell’Inapp intitolato “Le misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria in Italia : attuazione e prime evidenze empiriche”, ogni anno, quasi due milioni di lavoratori accedono alle misure di sostegno al reddito.
Nello specifico, circa 1,8 milioni percepiscono la Naspi; oltre 550 mila l’indennità di disoccupazione agricola, e circa 30 mila l’ammortizzatore per parasubordinati e assimilati.
Ma la notizia non è questa: lo stesso rapporto, infatti, sottolinea come circa quattro lavoratori su dieci, pur avendone i requisiti, non richiedano questi sussidi e un beneficiario su tre, dopo il sostegno economico, sparisce dai radar della pubblica amministrazione per finire preda o del lavoro nero o dell’emigrazione.
I dati fanno riferimento al periodo 2018-2023 ed integrano le fonti amministrative dell’Inps e le comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro.
Ma tant’è: nel triennio 2021-2023 si sono contante circa 1,2 milioni di cessazioni involontarie potenzialmente eleggibili alla Naspi. Di queste persone, poco meno del 40% non ha richiesto il beneficio.
Il fenomeno presenta marcate differenze sociali e territoriali. La probabilità di non accedere alla prestazione cresce significativamente tra le persone con bassi livelli di istruzione. Ancora più rilevante il divario che riguarda i lavoratori stranieri. Nel settore manufatturiero, il mancato accesso agli aiuti di cui si avrebbe diritto sfiora l’80%, con punte critiche soprattutto tra le donne, mentre tra gli italiani si ferma al 20%.
Ma gli ammortizzatori servono?
Sempre secondo l’Inapp, il 43% dei beneficiari riesce a reinserirsi in modo relativamente stabile nel mercato del lavoro con un contratto superiore ai sei mesi. Il 14% continua ad alternare brevi periodi di lavoro subordinato e non lavoro. Il 5% si affida al lavoro autonomo o parasubordinato mentre una percentuale analoga riesce ad andare in pensione.
In tutto, è il 68% tracciato: il 32% finisce nelle zone grigie dell’occupazione.

