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Intelligenza artificiale, perché c’è il rischio di usarla solo per massimizzare i profitti

Per la ricercatrice Laura Carrer, molte aziende tralasciano la creazione di una solida governance interna in grado di gestirne i pericoli

In un report della Thomson Reuters Foundation e dell’Unesco, si evince come circa 3 mila aziende a livello globale stiano usando l’Intelligenza artificiale, ma spesso senza una reale governance etica della nuova tecnologia: quasi la metà delle aziende esaminate è guidata principalmente dal desiderio di accelerarne l’adozione per massimizzare i profitti. Tralasciando dunque la creazione di una solida governance interna in grado di gestirne i rischi.

A sottolinearlo è stata Laura Carrer, una ricercatrice che collabora con la testata Wired.

Il succo della questione è questo: spesso, non è chiaro chi sia il responsabile in caso di malfunzionamenti o quali processi siano in atto per mitigare i danni all’interno dell’organizzazione.

È una questione di token. Di cosa si tratta? Il token è l’unità fondamentale in cui l’intelligenza artificiale suddivide dati grezzi per poterli comprendere ed elaborare.

Ma, oltre all’aspetto puramente tecnico, il token rappresenta la moneta di scambio dell’AI generativa. Hanno un costo che viene calcolato esattamente sommando i token forniti dall’utente nella sua richiesta iniziale (quando scriviamo un comando) con i token che la macchina produce per scrivere la risposta finale (ciò che leggiamo in risposta).

Per Carrer, “le crepe di questa nuova realtà in cui si trovano ad operare i programmatori sono evidenti. L’AI avrebbe dovuto aiutare le aziende tecnologiche ad aumentare la produttività e ridurre i costi ma in realtà ha anche creato un nuovo problema: esistono lavoratori ossessionati dall’AI, e dal dover dimostrare la propria produttività in ogni momento. Un modo per segnalare sia a colleghi che a superiori di essere al passo con un’era in cui la programmazione umana sembra volgere al termine”.

Tutto questo si traduce nel fatto che “i budget messi a disposizione dalle aziende statunitensi per comprare token stanno diventando un benefit al pari dell’assicurazione sanitaria o dei ticket per il pranzo. Che l’utilizzo di token sia direttamente proporzionale alla produttività dei lavoratori è però tutt’altro che verificabile”.

E quindi, la conclusione a cui giunge Carrer è che “per sapere se i lavoratori e lavoratrici che utilizzano token ogni giorno stiano sfornando codice utile o sprecando preziosa potenza di calcolo nel tentativo di sembrare attivi, probabilmente servirà ancora tempo. Così anche per capire se aumenterà la capacità di gestire l’AI, soprattutto da un punto di vista etico”.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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