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Un pò lavoro, un pò vacanza: l’estate della workcation

L'Istat lo considera un nuovo stile di vita. Ma bisogna prenderlo con le molle

Le villeggiature di un tempo ormai non esistono proprio più. Ora, chi può, prende giusto qualche giorno di ferie. E in numero sempre maggiore fanno un po’ e un po’: un po’ vacanza e po’ lavoro. Si chiama workcation, un fenomeno che si è diffuso negli ultimi anni grazie alle politiche aziendali, a nuove abitudini e a connessioni online migliori. Certo, il rischio è non staccare mai e non tutti i lavori consentono di fare workcation, ma se gli strumenti quotidiani sono computer e smartphone allora basta una connessione stabile.

L’Istat, già nel 2022, aveva segnalato che il 9,7% dei turisti aveva lavorato mentre si trovava in ferie. “L’incidenza dell’holiday working tra i lavoratori autonomi (16,5%) – si leggeva nello studio – è più del doppio di quella dei lavoratori alle dipendenze (7,7%). Tra questi ultimi, il fenomeno riguarda in misura maggiore i dirigenti (37,2%) e, tra gli autonomi, gli imprenditori (37%)”.

Con la pandemia, poi, qualcosa è cambiato. Come ha evidenziato anche la piattaforma Torcha, ben il 74% degli americani che lavorava in remote working si è detto aperto alla possibilità di concedersi un periodo di workcation. Sulla stessa linea d’onda una fetta di cittadini britannici. Secondo un recente sondaggio di YouGov, il 37% di chi è abituato a lavorare da remoto ha considerato l’idea di fare workcation nei prossimi 12 mesi. Oltremanica, del resto, le aziende che hanno introdotto politiche sul fenomeno sono salite dal 59% nel 2023 al 77% nel 2025.

Ci sono, in ogni caso, delle controindicazioni: il workcation non può in alcun modo sostituire la vacanza tradizionale: “Le persone hanno bisogno di staccare e allontanarsi dalla propria routine. Questo è nel loro interesse, ma anche nell’interesse delle imprese per cui lavorano. Motivo per cui queste giornate metà e metà vanno organizzate al meglio, evitando di imporsi i medesimi obiettivi di un ordinario giorno lavorativo”, avverte Torcha.

Il segreto è programmare quel che volete portare a termine nei giorni di workcation, senza fissare l’asticella troppo in alto. A tal fine, è buona cosa pianificare al meglio soprattutto le famigerate call. Anzi, se si riesce ad evitarle del tutto è molto meglio. Come dire: la workcation funziona se c’è anche (e soprattutto) la vacation. E quindi: il diritto alla disconnessione è più che mai sacro.

E così: stando all’EY Future Travel Behaviours, il 6% delle persone dichiara che in futuro mescolerà lavoro e vacanza. La popoolazione dei nomadi digitali cresce sempre di più.

Fa parte di quello che l’Istat ha definito un nuovo stile di vita, favorito dalla diffusione dello smart working: nel 2023, il 13,8% degli occupati ha svolto almeno un giorno di lavoro in modalità agile; era il 15,1% nel 2021 e il 4,8% nel 2019. Rispetto a dieci anni fa il mondo del lavoro è meno ingessato sull’ufficio. Ma, stando a un sondaggio Usa, l’86% delle persone che ha fatto workcation ha aumentato la propria produttività. C’è da consolarsi.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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