177 visualizzazioni 2 min. 0 Commenti

Partite Iva, sale il rischio di evasione

Partite Iva sale il rischio di evasione
Il Mef rileva che nel Mezzogiorno addirittura il 58% degli autonomi è inaffidabile

Per le Partite Iva sala il rischio evasione, tanto che al Sud si tocca una quota sbalorditiva: ben il 58% sarebbe inaffidabile dal punto di vista fiscale. A rilevare questi dati, le dichiarazioni 2023 sebbene facciano aumentare al 55,9% gli autonomi con pagelle fiscali fino a 8 (vale a dire un grado di suficiente affidabilià). Esse, in ogni caso, segnalano anche una crescita dal 68,5% al 71,6% della distanza di reddito dai più virtuosi. E questo rappresenta il primo dato che fa scattare l’allarme.

E quindi, andando al punto della questione: il Mef calcola che sono 1,53 milioni, cioè il 55,9% del totale contro il 55,4% registrato l’anno precedente (nel 2022) le Partite Iva border line col fisco. E nel Mezzogiorno addirittura il 58%.

La platea dei contribuenti a rischio evasione, quindi, si allarga. Ma non solo: la forbice diventa più grande anche dal punto di vista dei redditi: chi ha un voto Isa basso dichiara in media 22.165 euro, cioè il 71,6% in meno rispetto ai 78.142 euro dei contribuenti promossi dalle pagelle fiscali. Nel 2022, la distanza era del 68,5%.

Il problema rigurda tutte le Regioni. Ma, stilando una classifica sulla base dei contribuenti a rischio di evasione totale, si evince che i primi nove posti sono occupati da quelle del Sud con Molise, Basilicata e Calabria dove solo il 40% delle dichiarazioni arranca verso la sufficienza.

E la triade più virtuosa? In realtà, anche in Liguria, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, le dichiarazioni inaffidabili sono la maggioranza. Ma, sul piano provinciale, rimane il fatto che a svettare nella classifica del rischio evasione sono significativamente Isernia, Taranto e Nuoro. Mentre le migliori sono Trento, Lecco e Belluno.

Avatar photo
Redazione - Articoli pubblicati: 634

Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

Twitter
Facebook
Linkedin
Scrivi un commento all'articolo