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La nuova frontiera del lavoro: le 555 startup dei rifugiati

Sono nate grazie al progetto della Fondazione di Generali The Human Safety Net: dal 2017, sostiene le famiglie con bambini piccoli e l'integrazione attraverso l'imprenditorialità in ventisei Paesi, tra cui l'Italia

The Human Safety Net, la Fondazione di Generali che dal 2017  sostiene le famiglie con bambini piccoli e l’integrazione dei rifugiati attraverso l’imprenditorialità in 26 Paesi ha creato qualcosa come 555 startup e quasi mille poso di lavoro tra Francia, Germania, Italia, Cile, Svizzera e Lussemburgo.

Il principio che mette in campo è quello che se dai a un uomo un pesce, lo sfami; ma se gli insegni a pescare, lo avrai sfamato per il resto della sua vita. Tanto più che il tasso di sopravvivenza di queste imprese a cinque anni è del 56%, superiore alla media del 51% di Eurostat.

Di sicuro, un bel traguardo da celebrare in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che cade oggi, 20 giugno.

“Ma nel 2027 – avverte Emma Ursich, segretario generale dell’ente non profit – vogliamo arrivare a 10 mila persone formate. Oggi, siamo a un terzo e vogliamo aiutare l’incontro tra domanda e offerta di personale, specie in quei settori dove si fatica a trovarlo.

In Italia, il programma per rifugiati di The Human Safety Net opera assieme a Croce Rossa Italiana, Fondazione Italia Accenture, Comunità di Sant’Egidio, Comunità di San Martino al Campo e Cometa.

“L’idea fondante è quella di orientare la cultura di Generali come grande impresa consapevole dell’enorme impatto positivo che può generare a favore della comunità. E vogliamo farlo non da soli, ma attraverso una rete globale di individui, aziende e istituzioni perché siamo convinti che sia meglio condividere il merito di un grande risultato piuttosto che raggiungere da soli un risultato piccolo – spiega ancora Ursich – Negli ultimi sette anni, siamo cresciuti assieme ai nostri partner, alle persone di Generali e ai nostri agenti toccando traguardi che ci rendono orgogliosi: il numero delle 500 startup attivate dai rifugiati è significativo e ci sprona a continuare. Dopo anni in cui il tema della sostenibilità ha fatto breccia in profondità nella business culture, adesso assistiamo a maggiori resistenze, a una specie di onda di ritorno. Basti notare i ripensamenti di molte forze politiche europee e negli Stati Uniti sui temi del cambiamento climatico. Ma siamo ormai in un viaggio che non si può fermare. E il motivo è la convinzione e l’aspettativa generale delle persone, clienti inclusi, che oggi sono le aziende, più dei governi, ad avere capacità, idee, forza e conoscenze per migliorare le società in cui viviamo”.

Il primo settore in cui i beneficiari della Fondazione avviano le loro attività è il commercio, seguito dal food e dai servizi professionali. Sono rappresentate più di 80 nazionalità con l’Ucraina in testa, seguita da Afghanistan e Siria.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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