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Irpef rimodulata: la no tax area arriva fino ai 13mila euro

Le novità fiscali dopo la riforma degli scaglioni varata dal Consiglio dei ministri per il 2024: bisogna superare i 50mila euro per sfiorare un prelievo effettivo del 30%

Dal 2024, i contribuenti fino a 13mila euro di fatto non pagheranno Irpef. Con la rimodulazione dei primi due scaglioni di reddito e la conferma del trattamento integrativo, infatti, si va a creare una no tax area allargata che va oltre il reddito di 8.500 euro. Se poi si sale con quest’ultimo, secondo la bozza di decreto legislativo attuativo della delega fiscale approvato lunedì in Consiglio dei ministri, i lavoratori fino a 17mila euro pagano effettivamente una Irpef inferiore al 6% e quelli fino a 20mila euro una Irpef inferiore al 10%.

Dopo l’approvazione dei provvedimenti fiscali di inizio settimana, quindi, le trattenute fiscali vengono rimodulate. Nel Testo Unico delle imposte dirette (il Dpr 917/1986), è stabilito che l’imposta lorda è determinata applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili, le aliquote per scaglioni di reddito, che dal 2024 sono tre: fino a 28mila euro si applica l’aliquota nominale del 23%, fino a 50mila euro del 35% e oltre questo scaglione del 43%.

In effetti, l’aliquota nominale può fuorviare in ordine all’effettivo prelievo Irpef che i sostituti d’imposta sono chiamati ad applicare nel corso dell’anno. Il comma 3 dell’articolo 11 stabilisce che l’imposta netta è determinata operando sull’imposta lorda, e solo per alcuni contribuenti, le detrazioni e fino alla concorrenza del suo ammontare.

Tra i contribuenti che beneficiano delle detrazioni d’imposta ci sono dipendenti e pensionati. Da questo procedimento, sono esclusi tutti i contribuenti cui si applicano regimi speciali o forfettari di determinazione di imposta.

Le detrazioni d’imposta sono uno storico mezzo per ridurre il carico fiscale previsto dalla legge. L’aliquota nominale serve, infatti, solo a determinare l’Irpef lorda su ciascuno dei tre scaglioni. Le detrazioni spettano in modo inversamente proporzionale all’aumentare del reddito. Quindi, più cresce il reddito e più diminuiscono gli sconti fiscali fino ad azzerarsi a partire da 50mila euro. Allo stesso modo, una diversa formula di sconto fiscale è stata l’introduzione del trattamento integrativo del reddito, che spetta solo a coloro che sono fuori dalla no tax area e comunque all’interno di un reddito di 15mila euro. Il trattamento integrativo negli anni ha assunto un importo significativo corrispondente a 1.200 euro l’anno.

In un quadro così frastagliato di interventi normativi che si sono succeduti nel tempo, in ogni caso, per rendersi conto dell’effettivo prelievo Irpef che subisce il lavoratore, si deve tener conto dei diversi regimi di sconti ancora vigenti, e del trattamento integrativo del reddito. Ed è uno scenario, poi, che si deve sempre completare con le addizionali regionali e comunali che scontano regole troppo diverse tra loro.

Comunque, fino a 13mila euro, i lavoratori dipendenti, i collaboratori coordinati e continuativi e i titolari di borse di studio, nei fatti, non pagano Irpef tenendo conto, come è corretto fare, dell’importo di 1.200 euro di trattamento integrativo che riconosce il sostituto di imposta. Sopra questa soglia e fino a 20mila euro, gli stessi lavoratori pagano meno del 10%. Per lo scaglione dei 25mila euro, il prelievo è inferiore al 15% del reddito prodotto. Per i redditi di 35mila euro, l’effettivo prelievo Irpef si attesta al 21,49%, inferiore all’aliquota nominale del primo scaglione di reddito del 23%. Bisogna superare i 50mila euro per sfiorare un prelievo effettivo del 30%, fino a raggiungere a regime un prelievo medio del 33,80% per i redditi più elevati.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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