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Lavoratori statali, Partite Iva e donne: le novità della manovra finanziaria

Cinque miliardi per il rinnovo dei contratti della Pubblica amministrazione, rinvio dell'acconto fiscale per gli autonomi e agevolazioni per le assunzioni femminili

La manovra finanziaria votata ieri in Consiglio dei Ministri (vedi qui) ha dato il via anche al rinnovo dei contratti per la Pubblica amministrazione, al rinvio dell’acconto fiscale per i lavoratori autonomi, ai fringe benefit detassati e alle agevolazioni per le assunzioni delle donne.

Andando con ordine: per gli statali, ci sono 2 miliardi di euro stanziati nel disegno di legge Anticipi collegato alla manovra economica. Sono soldi che servono come anticipo per il pagamento già a fine 2023 del primo aumento degli stipendi per il personale del pubblico impiego in attesa del rinnovo contrattuale per il triennio 2022-2024. Inoltre, è stato stabilito anche che le amministrazioni possano erogare ai propri dipendenti l’aumento con oneri a carico dei propri bilanci. In generale, per il rinnovo dei contratti della Pubblica amministrazione, la manovra economica stanzia 5 miliardi di euro. A questi, se ne aggiungono altri 2,5 destinati al personale medico sanitario. Per la sanità, nel 2024, viene previsto uno stanziamento aggiuntivo di 3 miliardi di euro che dal 2026 diventano 4,2. Per il potenziamento dell’assistenza territoriale, incluse nuove assunzioni, poi, vengono stanziati 250 milioni per il 2025 e 350 per il 2026.

Capitolo autonomi: tra le novità della manovra figura la possibilità per loro di non versare l’anticipo Irpef a novembre, ma di rateizzarlo in 5 mesi: da gennaio a giugno. In particolare, si prevede che per il periodo di imposta 2023, le persone fisiche titolari di partita Iva con ricavi o compensi fino a 170 mila euro, dovranno effettuare il versamento della seconda rata di acconto entro il prossimo 16 gennaio o, in alternativa, potranno rateizzarlo in cinque tranche mensili di pari importo. Sulle rate successive alla prima, in ogni caso, sono dovuti gli interessi.

Per quanto riguarda i premi in busta paga: anche nel 2024, continueranno a essere tassati al 5%. La manovra conferma la scelta già adottata con la legge di Bilancio dello scorso anno che dimezzava dal 10 al 5% l’aliquota dell’imposta sostitutiva all’Irpef e alle addizionali regionali e comunali sulle somme erogate sotto forma di premi di produttività. L’obiettivo del governo è di ridurre il cuneo fiscale a favore dei lavoratori con la detassazione dei premi di produttività e dei fringe benefit fino a 2 mila euro per i lavoratori con figli a carico. Il tetto è, invece, fissato a 1.000 euro per tutti gli altri lavoratori. I benefici fiscali si possono utilizzare anche per i pagamenti di affitto e il mutuo prima casa.

Sta di fatto che, nella manovra 2024, sono previsti anche incentivi per le assunzioni di donne disoccupate. Per le donne lavoratrici è stabilito lo stanziamento per uno sgravio pari all’intera quota dei contributi a loro carico: il beneficio avrà la durata di un anno in caso di due figli (fino all’età di 10 anni del più piccolo) e una durata permanente per le donne che hanno tre figli (fino ai 18 anni dell’ultimo).

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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