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Con l’arrivo della bella stagione il turismo già lancia l’allarme: ecco quanti lavoratori mancheranno

Secondo le stime di Confcommercio, quest'anno arriveranno ad essere 275 mila

Con l’avvicinarsi della stagione estiva, già si calcola quanti lavoratori mancheranno all’appello nel settore terziario e del turismo.

Stando alle stime di Confcommercio, mancheranno fino a 275 mila lavoratori. E se non si interverrà in maniera strutturale, tra una decina di anni le cose non faranno che peggiorare: i lavoratori introvabili saranno 470 mila entro il 2035.

”Il problema – secondo Confcommercio – non sarà più solo quantitativo perché bisognerà trovare persone con il profilo giusto: oggi, infatti, il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, ma tra 10 anni il gap di competenze salirà fino a quasi il 45%”.

Questo disallineamento tra competenze richieste e disponibili ”crescerà per diplomati e università (fino a oltre il 90% per le lauree triennali e magistrali), mentre gli istituti tecnologici superiori, con un mismatch che resterà molto più contenuto, intorno al 23-25%, si confermano il canale formativo più vicino ai fabbisogni delle imprese”, osserva Confcommercio.

”Aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili con oltre 70mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e crescita delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (dal 22,8% al 26,9%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%. La carenza di lavoratori nel terziario è un fenomeno strutturale legato, principalmente, a demografia, innovazione e trasformazione del lavoro e dei consumi”.

Ma quali sono i bacini nei quali è possibile recuperare i lavoratori mancanti’? Sempre secondo Confcommercio, giovani, donne, lavoratori stranieri e senior e apprendistato.

A tal fine, secondo l’associazione di categoria, bisognerebbe rafforzare degli its, rivedere i percorsi universitari per renderli più coerenti con il mercato, potenziare l’orientamento e instaurare una collaborazione strutturata tra scuola e imprese.

Ma non solo: sul versante delle imprese, bisognerebbe riprogettare i ruoli, investire nel capitale umano, integrare l’Intelligenza artificiale e sviluppare programmi di formazione continua.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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