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Giovani e lavoro, per Eurostat l’Italia è uno dei Paesi in cui la laurea incide di meno

La classifica degli Stati europei in cui chi ha un titolo accademico trova un'occupazione a tre anni dalla fine degli studi

Eurostat, oltre a ritoccare verso il basso l’età media nella quale i giovani italiani lasciano la casa dei genitori (fissandola a 30,9 per i maschi e a 29 per le femmine), mette a disposizione dei dati relativi agli europei che hanno un’età compresa tra i 20 e i 34 anni e che hanno trovato lavoro in un periodo compreso tra un anno e i tre successivi al conseguimento del titolo di studio più alto: la laurea. In questo studio, sono compresi i lavoratori in possesso sia di una triennale che di una magistrale, ma anche coloro che hanno ottenuto un titolo di scuola superiore al di fuori del percorso dell’obbligo. Ebbene: diciamo subito che in queto caso l’Italia non se la passa affatto bene.

A livello europeo, la quota di neolaureati con età compresa tra i 20 e i 34 anni che risulta occupata al 2022 è dell’82,4%. Nella media Ue, quindi, circa 8 giovani in possesso di una laurea su 10 hanno ottenuto un’occupazione in una fascia di tempo che va da uno a 3 anni dal conseguimento del titolo di studio accademico.

Si tratta, però, di un dato che varia significativamente da Paese a Paese. Tra gli Stati membri della Ue, l’occupazione più alta si registra in Lussemburgo, dove il 93,4% dei lavoratori che ha ottenuto recentemente il titolo ha un posto di lavoro. Seguono Olanda (92,9%), Germania (92,2%) e Malta (90,8%). I Paesi in cui, al contrario, la laurea ha una incidenza minore nei tre anni dal suo conseguimento sono Romania (69,9%), Grecia (66,1%) e, ahinoi, proprio l’Italia (65,2%).

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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