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Ogni mille emigrati, perdiamo 36 imprenditori e 350 posti di lavoro

Ecco perchè in Italia, oltre che di immigrazione, si dovrebbe parlare molto anche di emigrazione: la fuga dei cervelli comporta anche la fuga di nuove imprese. Così come sottolineato in Emigration and Entrepreneurial Drain, lo studio di Massimo Anelli, Gaetano Basso, Giuseppe Ippedico e Giovanni Peri: per la serie, quattro economisti e un funerale

L’Italia farebbe bene a occuparsi, oltre che di immigrazione, anche di emigrazione. Stando a uno studio di un gruppo di economisti, a lasciare l’Italia, infatti, non sono solo persone altamente qualificate, ma anche persone con maggiore attitudine imprenditoriale rispetto a chi resta. Il che crea una doppia perdita: l’Italia perde il capitale umano che fugge e il mancato valore economico generato da nuove imprese.

Numeri alla mano, Massimo Anelli, Gaetano Basso, Giuseppe Ippedico e Giovanni Peri nel loro Emigration and Entrepreneurial Drain, hanno evidenziato che per ogni 1000 emigrati, ci sono 36 nuove imprese in meno registrate alle Camere di Commercio, di cui 15 mancano per il puro effetto demografico, cioè ci sono meno persone e chi parte è giovane e quindi a più alta imprenditorialità; 4 mancano perché chi parte è più istruito di chi rimane e 17 mancano perché indipendentemente dall’età, dall’istruzione e da altri fattori che potrebbero avere un peso nella scelta, gli emigrati italiani hanno maggiore probabilità di essere imprenditori rispetto alla popolazione che resta.

L’altra faccia della medaglia, quindi, è presto detta: chi rimane ha tassi di imprenditorialità più bassi rispetto a chi lascia il Paese e che avrebbe potenzialmente fondato una start-up innovativa. Lo dimostra anche il fatto che nel 2022 gli imprenditori nati all’estero erano 761.255, pari al 10,1% del totale.

Sta di fatto che l’impatto di questa tendenza a lasciare il Paese da parte degli imprenditori ha conseguenze significative sull’occupazione.

Come fanno notare gli autori dello studio, l’idea che con l’emigrazione di tanti italiani si “liberino” posti di lavoro per chi rimane non è supportata dell’evidenza empirica. Anzi, con la perdita di tanti potenziali imprenditori, l’emigrazione riduce le opportunità di lavoro per chi rimane: ogni mille persone che lasciano l’Italia, si perdono 36 imprenditori ma anche 350 posti di lavoro.

Davanti a questo scenario, che bisogna fare? Di sicuro, l’obiettivo deve essere quello di rendere più attrattivo il Paese per chi fa impresa: la fuga dei cervelli è anche la fuga di nuove imprese.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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