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Portogallo adeus: lo stop di Lisbona alla defiscalizzazione per i pensionati stranieri

Secondo l'Inps, in undici anni, ben 3500 over 65 italiani si sono trasferiti a Lisbona e dintorni a caccia di una vita più comoda. Ma, svanito un sogno, ne rimangono (almeno) altri tre

Non più Lugano addio come cantava Ivan Graziani: questa volta si intona Portogallo adeus. E già: perché il sogno di una pensione defiscalizzata sotto la luce di Lisbona e dintorni sfuma. Il primo ministro portoghese Antonio Costa ha deciso che dal primo gennaio 2024 il suo Paese non sarà più una sorta di paradiso fiscale per gli over 65 di tutt’Europa.

“Mantenere per loro l’esenzione fiscale – ha spiegato Costa – equivarrebbe a prolungare una misura di ingiustizia fiscale e sarebbe un modo indiretto per continuare ad aumentare i prezzi del mercato immobiliare”.

Sta di fatto che il premier portoghese ha precisato anche che la misura non sarà retroattiva: non varrà per coloro i quali hanno già conquistato lo status di “residente non abituale” con obbligo di vivere almeno sei mesi all’anno, anche non continuativi, nel Paese del fado e del baccalà.

Ma perché si è giunti a questa decisione? In realtà, il governo lusitano aveva dato una prima stretta già nel 2020 eliminando l’esenzione totale introdotta undici anni fa prima per attirare capitali stranieri e poi introducendo anche una aliquota del 20% per professionisti e nomadi digitali e del 10%, appunto, a favore dei pensionati per un periodo complessivo di 10 anni.

Quanti pensionati ha attratto realmente il Portogallo in tutti questi anni? Circa 10.000, informa Lisbona. Di questi, secondo l’Inps, oltre 3500 sono arrivati dall’Italia, molti dei quali hanno comprato anche casa grazie ai bassi tassi d’interesse dei mutui. Ma quest’invasione, assieme all’esplosione degli affitti turistici brevi, ha provocato poi una impennata dei prezzi degli immobili: tra il 2012 e il 2021, stando alla Fondazione Francisco Manuel dos Santos, il costo delle case è cresciuto del ben 78% in Portogallo rispetto al 35% medio dell’Unione Europea. E anche i fitti sono aumentati: dell’11% su base annua.

Proprio per porre un freno a questa situazione, quindi, il governo ha detto stop ai pensionati stranieri rendendo obbligatorio l’affitto degli appartamenti sfitti da più di due anni, riducendo il tasso del mutuo per 2 anni per quasi un milione di famiglie in difficoltà, bloccando l’aumento degli affitti al 2% annuo e bloccando i visti d’oro.

I governi portoghese e italiano già nel lontano 1976 sottoscrissero un regime di “non doppia imposizione fiscale” per cui i pensionati espatriati pagano le tasse solo in Portogallo beneficiando al contempo di un costo della vita molto più basso rispetto all’Italia. Ora, stando al cambio di registro, si direbbe proprio che chi prima arriva, meglio alloggia. Tuttavia, al lumicino l’opzione portoghese, per i nostri pensionati esterofili restano quella albanese (dove è garantita l’esenzione totale per le pensioni estere se si risiede nel Paese delle aquile per più di sei mesi l’anno), tunisina (dove gli italiani over 65 possono godere di un accordo bilaterale sottoscritto nel 1991) e cipriota (dove esiste un’aliquota del 5% e una franchigia a 3420 euro per chi non viene dalla pubblica amministrazione). Si affretti chi può.

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Redazione del quotidiano di attualità economica "Il Mondo del Lavoro"

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